Vitamina D, quando è troppa può far male

Persino la vitamina D può essere pericolosa. Questa preziosa sostanza, prodotta per lo più dalla luce del sole, filtra ogni giorno attraverso la nostra pelle, e l’organismo, dal canto suo, la “lavora” sotto forma di colecalciferolo o vitamina D3. Grandiose fonti di vitamina D, però, sono anche pesce, uova e alcune tipologie di funghi.

Ma davvero questa sostanza, se portata all’eccesso, rischia di procurare conseguenze negative? Secondo la Società Italiana di Osteoporosi, Minerale e Malattie dello Scheletro, gli adulti avrebbero un fabbisogno medio giornaliero di vitamina D pari a 10 microgrammi. Il che significa che per andare in “eccesso da vitamina D“, il nostro organismo dovrebbe assumere circa 100 volte le dosi consigliate, pertanto è davvero irrealistico che si riesca ad andare oltre certe soglie.

Persino gli alimenti che abbiamo descritto come fonti naturali di vitamina D, seppur consumati in dosi massicce, normalmente non riescono ad infondere così tanta vitamina D da mettere a rischio la dell’uomo. Se si dovesse arrivare a toccare limiti estremi, in buona sostanza, è perché con ogni probabilità si è fatto un abuso di specifici integratori.

Le conseguenze date da un sovradosaggio di vitamina D sono comunque piuttosto limitate e chiamano in causa sintomi quali nausea, diarrea e poliuria. A livello clinico, si può riscontrare una tossicità da troppa vitamina D tramite ipercalcemia, ipercalciuria e calcificazione dei tessuti molli.