Vitamina D: ecco perché può aiutare gli infartuati

Ogni anno circa 800 infarti miocardici dall’area di Trieste e Gorizia vengono ricoverati in Cardiologia al Cattinara. Le terapie mirano a limitare il danno ma sono fondamentali attività fisica regolare, stili alimentari e astensione dal fumo. La mortalità acuta è inferiore al 5% ma il rischio di eventi ad un anno nelle varie classi di pazienti può aggirarsi intorno al 15%. Mentre è noto da tempo il ruolo negativo del diabete mellito dopo , solo recentemente è emerso che la riduzione della può aumentare il rischio di eventi.

La diffusione dell’

Numerosi studi sono stati condotti sull’argomento, tra i quali quello di Aneta Aleksova del Dipartimento di Scienze Mediche dell’Università di Trieste che ha recentemente pubblicato uno studio sul Journal of Clinical Medicine della Cardiologia. Altri studi sono stati condotti al Polo Cardiologico di Cattinara – Trieste si sono focalizzati su questo tema evidenziando una sorprendente diffusione dell’ipovitaminosi D nella popolazione generale triestina e una maggior prevalenza di questa condizione tra soggetti con infarto miocardico. É stata anche dimostrata una correlazione con un maggior rischio di eventi.

vitamina

Come migliorare la sopravvivenza dopo l’infarto

Uno studio prospettico “osservazionale” recentemente condotto su oltre 1000 pazienti arruolati presso la Sc Cardiologia dell’Ospedale di Cattinara diretta da Gianfranco Sinagra in collaborazione con l’Università di Udine e Perugia ha inoltre dimostrato che l’impatto dell’ipovitaminosi D nel postinfarto non è inferiore a quello del diabete e che le due condizioni associate hanno un effetto additivo negativo, incrementando ulteriormente il rischio di eventi avversi. Trattare l’ipovitaminosi D potrebbe quindi essere una strategia semplice ed a basso costo, efficace come il trattamento del diabete nel migliorare la prognosi nel post IMA. In particolare alcuni studi suggeriscono che l’esposizione solare delle sole estremità per un periodo di tempo variabile dai 5 ai 30 minuti, tra le 10.00 e le 15.00 due volte a settimana sarebbe sufficiente a garantire un apporto adeguato di vitamina D, riducendo così il rischio di eventi cardiovascolari e contribuendo a migliorare la sopravvivenza dopo infarto. Esporsi al sole camminando o facendo attività fisica è ancora meglio.