Vitamina D: consumi e spesa ridotti di oltre il 33%. Ma quanto fa bene?

Secondo il monitoraggio realizzato dall’Agenzia del farmaco tra novembre 2019 e novembre 2020 si registra complessivamente una diminuzione dei consumi e della spesa dei farmaci a base di Vitamina D di oltre il 33% (circa 110 milioni di euro in termini assoluti) rispetto ai periodi precedenti. I dati sono calcolati sia in termini di confezioni erogate sia di spesa sostenuta dal Servizio Sanitario Nazionale, con un risparmio medio mensile stimato in oltre 9,1 milioni di euro.

L’importanza della

Questa è una vitamina importante perché facilita l’assorbimento del calcio, contribuendo al normale sviluppo di ossa e denti. Ha inoltre un ruolo fondamentale nel corretto funzionamento del sistema immunitario. Un’adeguata assunzione di vitamina D è quindi fondamentale in tutte le fasce di età.

 

Diminuisce l’uso tra le donne della Vitamina D

La classe di età 40-50 anni è quella che ha fatto registrare la maggiore riduzione dei consumi, soprattutto tra le donne. Non si osservano importanti aumenti dei consumi e della spesa di altri analoghi della Vitamina D non oggetto della nota. L’impatto della nota a livello delle diverse regioni è da considerarsi eterogeneo. Dipende sia dai diversi scenari regionali preesistenti all’applicazione della Nota, sia dalle risposte osservate sul territorio dopo il provvedimento AIFA.

Le condizioni per la prescrizione

Con la Nota 96, pubblicata il 28 ottobre 2019, l’Agenzia ha ridefinito le condizioni per la prescrizione a carico del Servizio Sanitario Nazionale dei farmaci classificati in fascia A (rimborsabili dal SSN) – colecalciferolo, colecalciferolo/sali di calcio e calcifediolo – esclusivamente per la prevenzione e il trattamento della carenza di Vitamina D nella popolazione adulta (>18 anni).