Ostetricia e ginecologia

Travaglio e parto: sapete come riconoscerlo e come respirare?

Come si può riconoscere il travaglio e parto, quanto può durare e come controllare la respirazione in questi momenti.

È veramente difficile che una donna possa sbagliare sul travaglio e parto, visto che presenta dei sintomi difficilmente confondibili, con delle contrazioni che si distinguono rispetto a quelle di qualche settimana prima. Il travaglio comincia nel momento in cui il collo dell’utero inizia la sua fase di dilatazione, dopo che è diventato meno spesso e più morbido. Per fare in modo che il bimbo possa nascere, la dilatazione deve arrivare a qualcosa come 10 centimetri. Durante la fase del travaglio, la mamma può regolarsi circa la posizione da assumere: solitamente rimane in una posizione in cui sente meno dolore possibile. Con una cadenza di due ore viene controllato il battito cardiaco del feto per circa 20 minuti, così come la dilatazione dell’utero.

Come riconoscere il travaglio e parto

Se il giorno in cui è stato previsto il parto comincia ad avvicinarsi, è fondamentale anche essere in grado di riconoscere alla perfezione quando si verificano i sintomi del travaglio. Prima di tutto, nel caso in cui si avessero dei sintomi strani che potrebbero far pensare a tale situazione, è meglio chiamare immediatamente ostetrica o ginecologo che vi sapranno dare adeguati consigli. Ad esempio i più importanti e diffusi segnali che il travaglio si verificherà a breve sono delle contrazioni particolarmente intense e continue, in qualche caso anche contemporaneamente alla perdita del tappo mucoso (ovvero una particolare secrezione che va a bloccare l’utero). Tra gli altri sintomi più importanti troviamo indubbiamente la rottura delle acque, così come un mal di schiena che sembra aumentare sempre più di intensità, la necessità di recarsi spesso in bagno, per via del fatto che la testa del bambino sta cominciando a spingere contro l’intestino della madre. In alcuni casi tante future madri avvertono anche una sensazione di pesantezza, che ricorda quella che diverse donne provano tra i dolori che insorgono con il ciclo mestruale.

Cosa succede durante le contrazioni

Nel momento in cui la futura madre ha una contrazione, ecco che l’utero in una fase iniziale si contrae, per poi in una seconda fase rilassarsi, provocando quel dolore mestruale molto più intenso. Piuttosto di frequente si tratta di una sensazione che può essere davvero “toccata con mano”, dal momento che la pancia durante la contrazione diventa più dura, per poi ritornare morbida nel momento in cui i muscoli si rilassano. Nella maggior parte dei casi una donna sa benissimo riconoscere tali sensazioni nei giorni immediatamente precedenti rispetto alla data stabilita per il parto, dal momento che le contrazioni spesso iniziano diverso tempo prima. Nel momento in cui si hanno delle contrazioni continue, che causano notevole dolore e che durano per più di 30 secondi, allora ecco che questa potrebbe essere la prima vera e propria avvisaglia del travaglio. Con l’aumentare della frequenza con cui si manifestano le contrazioni, ecco che la principale conseguenza è quella di portare il feto sempre più verso il basso e contestualmente aprire la cervice. Nella gran parte dei casi viene suggerito di non recarsi in ospedale fino al momento in cui le contrazioni non cominciano ad essere davvero molto regolari, ovvero ogni 5 minuti e con una durata che varia tra 30 secondi e 1 minuto.

Qual è la durata del travaglio e parto

Il pretravaglio si caratterizza per essere quella fase, che può essere differente come durata da donna a donna, che inizia circa tre settimane o un mese prima in confronto al vero e proprio travaglio. In questa fase il bimbo cerca la sua collocazione migliore e finisce sempre più nei pressi del collo dell’utero della futura madre e, al contempo, la zona più bassa dell’utero perde di spessore. La durata del travaglio vero e proprio, invece, è molto di frequente più lunga, dal momento che arriva a toccare le 12-14 ore nel caso in cui si tratti della prima gravidanza, anche se in realtà è un dato che cambia in base alle caratteristiche della futura madre e alle sue condizioni di salute. Nel caso in cui, invece, non si tratti del primo figlio, ecco che la fase del travaglio non supera quasi mai le 7 re. Nella maggior parte dei casi l’intensità delle contrazioni diminuisce tanto più è lungo il travaglio. Un travaglio e parto non particolarmente rapido, infatti, inizia con tutta una serie di contrazioni particolarmente lunghe e lente.

Travaglio e parto naturale

Un parto naturale si caratterizza per comporsi di quattro fasi. La prima è il periodo prodromico, che comincia insieme al travaglio e presenta delle contrazioni frequenti e decisamente dolorose. La seconda fase è detta periodo dilatante, che porta alla dilatazione totale della cervice, che si aggira intorno ai 10 centimetri. La terza fase è il periodo espulsivo, che termina con la nascita del bimbo, mentre l’ultima fase corrisponde al secondamento, che segue la nascita e consiste nel momento in cui sia la placenta che la membrana si staccano rispetto all’utero nel momento in cui passa il neonato.

Come si deve respirare durante il travaglio

Nel corso del travaglio parto esiste una frase che probabilmente la donna sente in continuazione, ovvero quella che consiglia di rilassarsi e di fare un bel respiro profondo. D’altronde è uno degli insegnamenti più importanti che vengono dati durante i corsi pre-parto, che dovranno immaginare quanto sia faticoso il travaglio e, di conseguenza, dovranno essere pronte a sopportare il dolore che verrà causato dalle contrazioni. Ecco spiegato il motivo per cui è fondamentale adottare le tecniche di respirazioni migliori, in maniera tale da provare a limitare il dolore. La respirazione diaframmatica chiama in azione il diaframma, ovvero un tessuto che si trova tra torace e addome. Eseguire dei respiri partendo da tale area è fondamentale, soprattutto quando sono molto profondi, dal momento che permettono di ottenere un’abbondanza di ossigeno, con evidenti benefici dal punto di vista psicologico e sotto il profilo fisico. L’apertura del diaframma, infatti, è strettamente legata con i muscoli pelvici e, di conseguenza, si renderà più semplice la fuoriuscita della testa del bambino, dal momento che i muscoli non faranno altro che favorire tale movimento. Conoscere magari anche qualche tecnica di rilassamento muscolare diventa davvero fondamentale per fare in modo di ottenere un importantissimo relax mentale, spostando il punto focale dell’attenzione dal dolore ad altro. Qualcuna di tali tecniche di rilassamento muscolare consente a volte di riuscire a concentrarsi psicologicamente proprio singolarmente sui vari muscoli, in maniera da poter mettere ancora meglio in azione quelli che sono maggiormente contratti, con una benefica attività rilassante.

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