Disturbi di ossa, articolazioni e muscoli

Spondilite anchilosante, patologia cronica che causa dolori e rigidità articolare

La spondilite anchilosante non è altro che una patologia cronica, chiamata spesso anche morbo di Bechterew, di natura infiammatoria e reumatica, che è in grado di provocare dolori e una sorta di irrigidimento alle varie articolazioni.

A determinare tale malattia è il gene HLA-B27 per le persone di razza caucasica, mentre per quelli di razza nera è il gene HLA-B7 a influire. Resta fondamentale la predisposizione genetica.

Questa malattia rientra all’interno del gruppo delle patologie che colpiscono la colonna vertebrale e si concentra in modo particolare sulla colonna lombare e dorsale, nonché sull’articolazione sacroiliaca. Non dobbiamo dimenticare anche come sia in grado di provocare un’infiammazione che va a colpire l’iride dell’occhio e, in alcuni casi piuttosto rari, anche altri organi dell’organismo.

La forma iniziale con la quale si presentala spondilite anchilosante è un normale e semplice mal di schiena. Proprio per questo molto spesso essa viene diagnosticata molto tardi e trascurata, confondendola con un normale fastidio passeggero.

Che provoca la spondilite anchilosante

Il dolore durante la fase iniziale è sopportabile e leggero ed inizia ad aumentare con l’evoluzione della malattia. In questi casi chi ne soffre fa fatica a muoversi e non riesce a torcersi né a flettersi, tanto che risulta impossibile piegarsi per raccogliere un oggetto caduto per terra.

Quali sono i sintomi

Tra i principali sintomi che sono correlati a questa malattia di origine infiammatoria e reumatica troviamo sicuramente un intenso mal di schiena che colpisce la zona lombare.

Nella maggior parte dei casi il dolore aumenta nel momento in cui il paziente si riposa, dal momento che al mattino, subito dopo essersi svegliati, può fare i conti con una sensazione di rigidità importante, che poi può migliorare nel corso della giornata, riprendendo a muoversi e facendo attività fisica.

Si tratta di un dolore che, spesso, insorge piano, ma in modo progressivo: per questa ragione è sempre molto importante evitare di fare finta di nulla, dal momento che i danni nei confronti alle vertebre si fanno man mano più consistenti e pericolosi.

Tra gli altri sintomi maggiormente diffusi possiamo riscontrare una notevole difficoltà a respirare, un’infiammazione che va a colpire l’occhio e un’infiammazione dell’aorta.

Varianti

Come detto la spondilite anchilosante è una malattia che colpisce generalmente gli uomini tra i 20 e i 40 anni, ma ci sono anche alcune varianti a questa consuetudine. Esiste una forma tardiva, che colpisce tra i quaranta e i sessant’anni ed è caratterizzata da un decorso lento. Inoltre ci sono anche alcune forme di spondilite anchilosante giovanili, che rientrano tra le artriti croniche dell’infanzia. Nei più piccoli, dopo i dieci anni, si presenta soprattutto colpendo gli arti inferiori e a livello dei piedi.

Trattamento

Le indagini per la diagnosi sulla spondilite anchilosante si muovono nella ricerca del gene responsabile di questa malattia, nell’individuare la condizione delle articolazioni colpite e nello studio dell’intensità del dolore. Quando la spondilite ha raggiunto uno stadio avanzato il danno è ormai irreversibile e non c’è una terapia in grado di risolverlo né di provocare dei miglioramenti. Quando invece si riesce ad individuarne la presenza per tempo è possibile ricorrere a massaggi fisioterapici, esercizi fisici e l’utilizzo di farmaci non steroidei, meglio noti come FANS.

Qualsiasi tipo di trattamento, fisioterapico o di esercizio fisico, deve essere mirato ed eseguito da personale qualificato per evitare, trattando zone così delicate, che si complichi la situazione piuttosto che migliorarla. In alcuni casi, per ridurre il dolore, è possibile ricorrere all’elettroterapia, ovvero delle sedute nelle quali, grazie a degli elettrodi, i muscoli vengono sollecitati da piccolissime scariche elettriche.

Nonostante non sia possibile recuperare le funzionalità perdute è possibile ridurre il dolore e riuscire a dormire in maniera migliore grazie all’utilizzo di farmaci antinfiammatori.

Esame rx

Alla diagnosi di tale patologia si arriva solamente con un percorso che inizia con un esame fisico e una valutazione molto dettagliata della storia clinica del paziente.

Sono due le componenti che devono essere tenute in considerazione più di ogni altra cosa: l’insorgere del dolore che è tipicamente di natura infiammatoria e il senso di irrigidimento che coinvolge la zona lombare della schiena e l’avere una storia in famiglia di positività per quanto riguarda tale malattia.

Una diagnosi corretta prevede sicuramente un’evidenza dal punto di vista radiologico rispetto ad una lastra relativa al bacino in cui emerge l’infiammazione delle articolazioni sacroiliache. Si tratta di evidenze radiologiche che, però, si sviluppano solamente dopo almeno tre anni di malattia.

Per questa ragione, la risonanza magnetica delle articolazioni sacroiliache in fase precoce è indubbiamente il test di imaging più impiegato per diagnosticare la spondilite anchilosante. In alcuni casi può essere d’aiuto anche la scintigrafia ossea, anche se non sempre è necessaria.

Nonostante ai fini della vera e propria diagnosi non sia spesso fondamentale, in alcuni casi può tornare utile anche il test dell’HLA-B 27, mentre le altre analisi del sangue non presentano carattere di utilità per arrivare ad una diagnosi certa.

Fonti e bibliografie

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Source
Humanitas.itReumatismo.ch
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