Farmaci

Pralidossima: dosaggi e per cosa si usa

La pralidossima, chiamata anche 2-PAM, si caratterizza per essere un principio attivo che viene spesso impiegato alla stregua di antidoto (insieme all’atropina) per combattere gli effetti degli esteri organofosforici.

Tante volte la pralidossima viene utilizzata in associazione con il diazepam. La modalità che viene utilizzata più di frequente è sicuramente il sale che presenta al suo interno l’anione cloruro oppure la pralidossima metilsolfato. In commercio si trova con il nome di Protopam, Contrathion o Pralidoxima.

Quali sono gli effetti collaterali

L’impiego di questo farmaco può comportare alcuni effetti collaterali piuttosto frequenti. Si tratta, ad esempio, di sensazioni come nausea, sonnolenza, stanchezza, vertigini, offuscamento della vista, tachicardia, cefalea, debolezza dell’apparato muscolare, iperventilazione, incremento transitorio delle creatinchinasi e diplopia. Quando la somministrazione tramite endovena di questo principio attivo avviene troppo rapidamente, si possono verificare alcuni disturbi ben precisi oltre alla tachicardia, come la rigidità dell’apparato muscolare e laringospasmo.

Come viene somministrata

Questo farmaco viene utilizzato soprattutto mediante endovena, somministrata in modo decisamente lento in 5-10 minuti, oppure tramite infusione, in circa mezz’ora. C’è la possibilità anche di somministrare la pralidossima mediante iniezioni intramuscolari oppure sottocutanee. Nelle persone adulte, si consiglia di assumere un dosaggio pari a 30 mg per ogni chilo di peso corporeo: nella maggior parte dei casi, quindi, si tratta di 1-2 grammi. Spesso tale dosaggio viene somministrato endovena, con la possibilità di ripetere il trattamento dopo un’ora. Per quanto riguarda i bambini, invece, si consiglia un dosaggio di circa 20-50 mg per ogni chilo di peso corporeo, per poi ripetere il dosaggio con un’infusione di mantenimento da 5-10 mg per ciascun chilo.

Quali sono le interazioni

L’associazione tra questo farmaco e l’atropina può comportare l’insorgere di alcuni segni di atropinizzazione, come ad esempio tachicardia, ma anche secchezza che colpisce la bocca e il naso, vampate di calore e midriasi. Tutti questi sintomi possono comparire decisamente prima rispetto a quanto avverrebbe nel caso di un uso esclusivo dell’atropina.

Perché si usa la pralidossima

Questa molecola viene spesso consigliata nel caso in cui sia necessario curare un paziente colpito da avvelenamento di sostanze organofosfate, a patto che chiaramente la somministrazione avvenga in tempi brevissimi. Dopo un giorno dall’avvelenamento, infatti, questa molecola assume una minore efficacia, dal momento che l’inattivazione della colinesterasi è definitiva.

Quali sono le controindicazioni

Questa molecola viene assolutamente sconsigliata nel caso in cui il paziente presenti un’allergia nei confronti del principio attivo. In modo particolare, quando è necessario attuare una terapia in pazienti avvelenati da insetticidi carbammati, pare che l’assunzione di tale molecola possa comportare addirittura una tossicità più elevata. L’assunzione di pralidossima si verifica tramite endovena oppure mediante infusione continua (con un dosaggio pari a circa 8 grammi nel corso dell’intera giornata).

I pazienti che soffrono di miastenia grave devono prestare la massima attenzione nell’assunzione di questo tipo di farmaci, dal momento che sono in grado di provocare crisi miasteniche. Quando tali farmaci vengono assunti a dosi troppo alte, c’è la possibilità che portino ad un blocco neuromuscolare per colpa degli elementi organo-fosforici.

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