Esami diagnostici

Neutrofili bassi, come riconoscere la neutropenia e cosa significa

I neutrofili sono una tipologia di globuli bianchi e, dunque, appartengono a quella classe di globuli utili per poter contrastare attacchi di batteri e altri elementi nel nostro organismo.

I neutrofili bassi sono una particolare categoria di globuli bianchi, e rappresentano la principale difesa contro le infezioni. Risulta essere piuttosto chiaro che un loro deficit rende il paziente molto più vulnerabile alle infezioni batteriche e a quelle fungine.

Come detto i neutrofili sono una categoria dei globuli bianchi, e anche quella più diffusa quantitativamente. Per questo sono molto importanti, in quanto una delle principali barriere contro le infezioni. Nel sangue i neutrofili sono i globuli bianchi più presenti, e la loro misurazione può indicare molto ai medici.

La loro azione si sviluppa in vari stadi e differenti modi, in associazione e collaborazione con i linfociti e il sistema monocito-macrofagico.

Sono delle cellule fagocite che si attivano in caso di patogeni esterni penetrati nell’organismo. In questo senso, una volta allertati, i neutrofili attivano la chemiotassi, ovvero si muovono per arrivare là dove i batteri stanno agendo, sul luogo dell’infezione.

Una volta giunti sull’infezione, attivano la fagocitosi. Ovvero mangiano letteralmente il patogeno, ingerendolo. Infine si svolge la loro attività microbicita, ovvero digeriscono il patogeno ingerito.

La loro attività avviene per le caratteristiche intrinseche dei neutrofili. Questi usano dei particolari enzimi e la struttura con cui è formata la loro membrana citoplasmatica. Inoltre contengono delle apposite proteine e dei ricettori di immunoglobuline G che vengono chiamato anticorpi IgG.

Una volta formati, i neutrofili si spostano nel sangue con una permanenza di massimo 12 ore e minimo 6 ore. Questo arco temporale è, confrontato con altri globuli bianchi, limitato.

La struttura

I neutrofili hanno un nucleo dalla forma segmentata in cui sono presenti dei lobi, dipendentemente dall’età. Per questo vengono anche indicati con il termine di leucociti polimorfonucleati.

I lobi possono arrivare ad un numero di cinque alla piena maturazione. I neutrofili vengono sintetizzati dal midollo osseo, ed ognuno di questi globuli bianchi ha la possibilità di ingerire e digerire fino a 20 batteri in un paio di giorni. Dopo esauriscono la loro azione e muoiono.

Il loro campo d’azione è il flusso sanguigno, ma, come detto, possono spostarsi nei tessuti per svolgere le loro funzioni. Hanno composizione granulare che li aiuta nella digestione grazie a enzimi litici. Questi rappresentano l’arma della digestione, ed essendo quelli più presenti, in caso di infezione, sono molto diffusi nel pus.

Inoltre sono responsabili della produzione di pirogeni, che causano la febbre, in caso di infiammazione.

La misurazione

caratteristici globuli bianchi
stock/adobe.com

Come detto, questi caratteristici globuli bianchi, sono i più presenti nel sangue. La loro misurazione è dunque essenziale per comprendere alcune condizioni mediche.

Le alterazioni nel loro numero, rispetto ai livelli normali, possono essere causate da vari fattori.

  • una forma primitiva, determinata da alterazioni genetiche che adulterano i livelli.
  • una forma acquisita o secondaria, determinata da agenti esterni causa di infezioni, allergie e altre condizioni.

In questa seconda forma sono dunque decisivi, nella loro misurazione, per comprendere la presenza di eventuali patologie infettive. La loro misurazione è dunque un processo di routine per l’emocromo con formula leucocitaria, ovvero la comprensione, attraverso l’analisi strumentale.

Oltre alla misurazione, l’analisi strumentale prevede anche un’osservazione morfologica di questi globuli bianchi, in modo da capire quale tipo di patologia ha colpito il paziente. Si possono dunque determinare se si tratta di allergie, infiammazioni varie, neoplasie o semplicemente malattie autoimmuni o intossicazioni.

Con l’analisi strumentale inoltre, il medico potrebbe anche comprendere il decorso della malattia individuata. Questo anche in caso di inizio cura, soprattutto per specifiche terapie d’urto. Ad esempio la chemioterapia danneggia il sistema immunitario, i cui guasti possono essere rilevati dall’analisi morfologica.

Quali sono i valori fisiologici?

Ricordiamo che i valori fisiologici dei neutrofili in un soggetto adulto sono compresi di norma tra 1.500 e 7.700 cellule per millimetro cubo di sangue.

Pertanto, sebbene si possa parlare di neutropenia o di neutrofili bassi se il loro numero è inferiore a 1.500 cellule per millimetro di sangue, si possono altresì individuare diversi livelli di gravità.

Ad esempio:

  • Neutropenia lieve, se il numero dei neutrofili è compreso tra 1.000 e 1.500 unità.
  • Neutropenia moderata, se il numero dei neutrofili è compreso tra 500 e 1.000 unità.
  • Neutropenia grave, se il numero dei neutrofili è inferiore alle 500 unità.

Sintomi

La neutropenia è una condizione priva di sintomi, e per tale motivo la maggior parte dei pazienti non è affatto consapevole del loro problema, che invece viene rilevato in maniera causale durante un esame del sangue.

Naturalmente, è però errato dire che non si possa “intuire” una condizione di neutrofili bassi, soprattutto se questa si trascina da più tempo.

Sintomi tipici di tale scenario sono infatti la predisposizione a contrarre infezioni, come la febbre, infezioni al cavo orale o all’apparato intestinale (diarrea, dolori addominali), e così via.

Le cause

Numerose sono le cause che possono sottostare alla neutropenia. In alcuni casi, non c’è di che preoccuparsi, visto e considerato che i valori dei neutrofili possono oscillare anche in misura considerevole, e che dunque la neutropenia ciclica e temporanea non dovrebbe essere legata ad alcuna patologia o determinante non fisiologica.

Vi sono naturalmente anche una serie di altre caratteristiche che potrebbero indurre a una simile condizione. Si pensi alle infezioni di natura media o grave, agli effetti collaterali dell’assunzione di alcuni farmaci, ai tumori del sangue, all’ingrossamento della milza, alla sindrome di Kostmann, alla neutropenia autoimmune, all’esposizione alle radiazioni, alle carenze di acido folico, e così via.

Come intervenire in caso di neutropenia

Come intervenire in caso di neutropenia
stock/adobe.com

Se la neutropenia è figlia della presenza di una determinante patologica, come risulta intuibile, bisognerà intervenire sulla patologia che ha scatenato l’abbassamento dei valori dei neutrofili.

Ricordato tale approccio di consapevolezza, la neutropenia lieve di norma non necessita di alcuna terapia, poichè i livelli di neutrofili possono ripristinarsi in maniera congrua nel breve termine.

Se invece la neutropenia è grave, può richiedere dei trattamenti mirati a combattere direttamente la carenza, che può condurre l’organismo ad esporsi in misura considerevole alle infezioni.

A seconda del livello di gravità, il medico potrà dunque consigliare l’utilizzo di un apposito fattore stimolante per la crescita delle colonie dei granulociti e dei neutrofili, o ancora l’uso di corticosteroidi o le trasfusioni di granulociti.

Neutropenia e infezioni

I pazienti che soffrono di bassi neutrofili sono generalmente pazienti ad alto rischio di contrarre infezioni, le quali possono diventare gravi se non ben curate. Prendere precauzioni è dunque il modo migliore per ridurre la gravità della neutropenia.

Nel dettaglio, se si soffre di neutropenia, è consigliabile seguire le seguenti linee guida:

  • lavarsi le mani prima di consumare i pasti e dopo essere andati in bagno;
  • se si hanno animali domestici, assicuratevi sempre che siano puliti e lavatevi le mani dopo essere entrati in contatto con loro;
  • state lontano da persone con influenza o altre malattie contagiose;
  • assicuratevi sempre di evitare i luoghi affollati se non siete sicuri che i vostri neutrofili siano tornati alla normalità;
  • conservare e preparare il cibo in modo pulito.

Livelli di riferimento

Gli esami del sangue possono includere un test differenziale del sangue che ha lo scopo di misurare la percentuale di ogni tipo di globulo bianco presente, compresi i neutrofili. Ricordate infatti che i neutrofili sono solamente una delle cinque categorie di cellule, e che le altre categorie riguardano linfociti, monociti, basofili e eosinofili.

Il test viene solitamente eseguito utilizzando un dispositivo appositamente progettato per aiutare il medico a contare il numero di ogni categoria di cellula, evidenziando se c’è più o meno di un particolare tipo di cellula o se il numero di cellule è in proporzione adeguata. Naturalmente, anche alla luce della nostra odierna intenzione, non possiamo non rammentare come il test differenziale dei globuli bianchi comprenda anche la misurazione del numero di cellule di neutrofili.

Prima di comprender ciò, rammentiamo altresì come ogni tipo di cellula abbia un ruolo specifico nell’aiutarvi a stare in salute e proteggere il corpo, e come un numero più alto del normale di monociti o di linfociti si riscontri generalmente nelle persone che soffrono di qualche tipo di patologia.

Per quanto concerne i neutrofili, un loro numero inferiore all’intervallo ritenuto “normale” aumenta le probabilità di infezioni batteriche. I neutrofili hanno infatti un ruolo nella prevenzione delle infezioni e per questo motivo dovrebbero rimanere nella gamma ritenuta ordinaria. In merito, la normale percentuale di neutrofili è solitamente compresa tra il 45% e il 70% del totale dei globuli bianchi: scendere al di sotto di questa soglia permette di parlare di neutropenia, peraltro a volte facilmente controllabile grazie al ricorso a farmaci di nuova generazione come Lenograstim, Pegfilgrastim e Filgrastim.

Oltre alla quota relativa, è la conta assoluta dei neutrofili a divenire ancora più interessante. Normalmente in individui normali il numero di neutrofili è superiore al numero di linfociti, con un conteggio usuale di tre neutrofili per ciascun linfocita.

Si evidenzia, in tal senso, che il livello normale di neutrofili nel sangue è compreso tra 1500 e 8000 per millimetro cubico. Quando dunque il numero di neutrofili è superiore a 8000 per millimetro cubico, tale situazione è riconducibile a un contesto di alti neutrofili. Uno dei fattori che contribuiscono a un simile scenario è il troppo stress sul proprio organismo, dovuto magari a troppi esercizi fisici o tensione mentale. Ad ogni modo, la ragione di un secco innalzamento del loro numero non potrà che essere legata alla necessità dell’organismo di contrastare le infezioni, che a loro volta possono insorgere a causa di lesioni o infezioni batteriche.

Di contro, un numero più basso rispetto a 1.500 e, soprattutto, rispetto a 500, può ben essere un indicatore di neutropenia. Le principali cause di questa condizione sono da ricercarsi in:

  • effetti avversi dei farmaci: ci sono alcune categorie di farmaci noti per causare una diminuzione della conta dei neutrofili;
  • dialisi: la dialisi viene utilizzata per potenziare la funzionalità renale, ma in una certa misura può anche portare a una bassa conta dei neutrofili;
  • bypass cardiopolmonare: è una procedura medica che sposta il flusso sanguigno dal cuore e dai polmoni all’aorta, e può causare una bassa conta dei neutrofili;
  • ipersplenismo: si tratta di una malattia medica caratterizzata da un ingrossamento anormale della milza e da un aumento dei leucociti. Pertanto, la milza non è più in grado di rimuovere i vecchi globuli rossi e prevenire le infezioni;
  • malattie autoimmuni: è una condizione comune nei pazienti con lupus, disordini che producono proteine ​​note come antineutrofili, che distruggono i neutrofili;
  • preleucemia e leucemia: la preleucemia è una condizione che si manifesta prima del cancro in atto ed è caratterizzata da una diminuzione dei neutrofili. La leucemia è invece un tipo di tumore del sangue in cui il midollo osseo viene sostituito da leucociti;
  • anemia aplastica: si tratta di una malattia immunitaria caratterizzata da anormali diminuzioni delle cellule del sangue quando il midollo osseo non funziona correttamente. Questo danno può essere causato da infezioni, radiazioni o farmaci;
  • infezione batterica grave: il pus che si forma nel sangue dopo un’infezione batterica può distruggere i neutrofili;
  • insufficienza di acido folico o B12: i livelli diminuiti di acido folico nel corpo causano l’esaurimento dei neutrofili.

Naturalmente, per saperne di più vi suggeriamo di consultare il vostro medico di riferimento, condividendo con lui eventuali sintomi.

Fonti e bibliografia

  • Malattie del sangue e degli organi ematopoietici. Gianluigi Castoldi, Vincenzo Liso; Ed. McGraw-Hill Education; 2017
  • Rugarli. Medicina interna sistematica. Estratto: Malattie del sistema endocrino e del metabolismo. C. Rugarli; Ed. EDRA; 2018
  • Roitt’s Essential Immunology. Dennis R. Burton, Ivan M. Roitt, Peter J. Delves, Seamus J. Martin; Ed. John Wiley & Sons Inc; 2016
Tags

Articoli correlati

Back to top button
Close