Vitamina D e riduzione del rischio di malattie croniche

La vitamina D è da sempre conosciuta per l’importante ruolo che svolge nel metabolismo del calcio. I ricercatori, però, non si sono però fermati qui e, nel corso degli anni, hanno effettuato numerosi studi per identificare il ruolo svolto da questa importante vitamina nella prevenzione di numerose malattie.

Sebbene i risultati siano stati piuttosto controversi e non sempre abbiano dimostrato l’efficacia della vitamina D nella prevenzione delle malattie croniche, la sua corretta assunzione risulta fondamentale per il mantenimento del benessere e dell’equilibrio dell’intero organismo. I benefici apportati sono numerosi; tra i tanti rientrano il rafforzamento del sistema immunitario e un minor rischio di sviluppare diabete di tipo 2 e malattie neurodegenerative.

Tutto questo non deve naturalmente far pensare che più vitamina D si assume, più benefici si ottengono. Se da un lato è fondamentale evitare l’ipovitaminosi, la quale può causare, tra le altre cose, debolezza muscolare e fragilità ossea, dall’altra è altrettanto importante evitare l’ipervitaminosi. Un eccesso vitamina D può causare nausea e vomito, perdita di appetito, nervosismo, prurito diffuso e, se prolungato nel tempo, può portare a intossicazione con maggiore assorbimento di calcio a livello intestinale e modifiche nel processo di rimodellamento osseo.

Vitamina D e malattie croniche

Sebbene, come anticipato nell’introduzione, i risultati degli studi e delle ricerche effettuate risultino piuttosto controversi, si può dire che un corretto apporto giornaliero di vitamina D è in grado di mantenere in salute l’organismo e di ridurre la comparsa di svariate patologie.

Tra queste rientrano:

  • il diabete: secondo i risultati delle più recenti ricerche del Tufts Medical Center, l’integrazione di vitamina D in soggetti prediabetici è in grado di ridurre del 3,3% in tre anni il rischio di progressione dei sintomi e di comparsa di diabete;
  • le patologie neurodegenerative: diversi studi hanno dimostrato che il corretto apporto di questa vitamina è in grado di ritardare, in soggetti predisposti, la comparsa di malattie neurodegenerative come morbo di Alzheimer e morbo di Parkinson;
  • la schizofrenia: sono stati gli studiosi dell’australiana University of Queensland a individuare una correlazione tra schizofrenia e carenza di vitamina D.

Più incerti gli effetti della vitamina D per la prevenzione dei tumori.

Assumere i giusti quantitativi di vitamina D per stare bene più a lungo nel tempo

Indipendentemente dal fatto che questa vitamina sia realmente in grado di prevenire o ritardare la comparsa di particolari patologie croniche, il suo ruolo per il benessere psicofisico è certo. Per questo motivo, è fondamentale soddisfare il fabbisogno quotidiano dell’organismo attraverso il consumo di pesce, latticini e uova, nonché tramite l’esposizione ai raggi solari, principale fonte di vitamina D3.

Per quanto riguarda gli integratori, la loro assunzione può risultare utile:

  • durante la stagione invernale, quando le temperature rigide e il maltempo non permettono di prendere il sole;
  • per i soggetti sedentari, gli anziani e, in generale, per tutte quelle persone che, anche durante la bella stagione, non si espongono ai raggi UVB per un tempo sufficiente;
  • in presenza di un fabbisogno aumentato.

In ogni caso, per non rischiare di incorrere in ipervitaminosi, è sempre preferibile, prima di iniziare ad assumere integratori vitaminici, chiedere consiglio al proprio medico di fiducia.

La proctite e l’endoscopia, approfondiamo insieme questo problema

La proctite è un’infiammazione che colpisce l’interno del retto, che è l’estremità inferiore dell’intestino crasso, situato appena prima dell’ano. Il termine è composto da due parole, la prima è “Procto ” che significa “retto” e la seconda è ” itis ” che significa ” infiammazione “. Il retto può infiammarsi se batteri, virus, o sostanze chimiche irritano il rivestimento interno o se è affetto da una malattia infiammatoria intestinale. Un retto infiammato può causare sintomi spiacevoli, come dolore, sanguinamento rettale e alterazioni nella consistenza delle feci.

La proctite è un disturbo comune nelle persone che hanno una malattia infiammatoria intestinale, come detto in precedenza, ma può palesarsi anche in seguito ad altri problemi o disturbi. Le malattie a trasmissione sessuale sono un’altra causa frequente di sviluppo della proctite, che è anche un effetto collaterale della radioterapia utilizzata per combattere alcuni tipi di cancro.

I diversi tipi di proctite

Esistono, in realtà, diversi tipi di proctite, che assumo anche un nome differente, ma come vengono categorizzate, ed in cosa differiscono? Risulta essere proprio la causa scatenante a definire anche il tipo di proctite che si prende in analisi in quanto il nome del disturbo varierà al variare della causa che la produce. Ad esempio, le infezioni a trasmissione sessuale possono causare una “proctite infettiva”, la radioterapia per curare il cancro può causare una “proctite da radiazioni” e la colite ulcerosa, una malattia che colpisce l’intestino, può causare una “proctite ulcerosa”. La proctite può essere, inoltre, cronica o acuta, nel secondo caso il disturbo sarà improvviso e temporaneo, mentre la malattia cronica dura a lungo, e si protrae per mesi ed anni, e necessiterà di cure specifiche o operazioni per essere risolta.

Un medico discute con un paziente dopo un controllo al retto- Adobe stock

La proctite nei neonati e nei bambini

I neonati che hanno un’intolleranza a determinate proteine ​​alimentari, di solito, latte o la soia, possono sviluppare infiammazioni in qualsiasi parte dell’intestino, incluso il retto. I bambini possono ingerire queste proteine ​​attraverso il latte artificiale o attraverso il latte materno se la madre, o chi lo sta allattando, le ha ingerite in precedenza. Solitamente queste forme di proctite sono acute, e scompariranno nel breve termine, soprattutto modificando la dieta del piccolo.

La proctite è una grave condizione di salute?

In circostanze normali, la proctite non è pericolosa per la vita e risponde bene al trattamento farmacologico. La malattia potrebbe portare a complicazioni più gravi solo in alcune, e rari, situazioni, quando cioè non viene trattata, dura a lungo, o se si viene colpiti da una forma grave. Ad esempio, un’ulcera che non guarisce potrebbe sanguinare troppo o potrebbe erodere la parete del retto, provocando così molti più disagi. Raramente, invece, la proctite può colpire i nervi vicini e causare la neuropatia, un disturbo del sistema nervoso periferico.

L’endoscopia e la diagnosi

Il medico curante inizierà chiedendoti i tuoi sintomi, quindi esaminerà fisicamente il tuo retto per trovare segni di proctite. Quando sarà abbastanza certo della presenza di questo disturbo, solitamente, il medico effettuerà una endoscopia, una tecnica utilizzata proprio per l’esplorazione rettale. Il termine in questione deriva dall’endoscopio, una sonda flessibile, che supera nella stragrande maggioranza dei casi anche i due metri di lunghezza, che presenta anche una propria illuminazione, necessaria ad osservare le pareti del retto in maniera approfondita. La sonda in questione, una volta inserita, avrà il compito di prelevare dei campioni di tessuto che verranno poi consegnati in laboratorio per effettuare tutte le analisi del caso. Attraverso le analisi il medico potrà capire quale sia la causa del disturbo, ed osservare magari la presenza di funghi o batteri.

Il medico potrebbe consigliare al paziente di effettuare anche altri test, in particolare le analisi del sangue e le analisi delle feci. L’esame del sangue può identificare infezioni e altre condizioni che possono causare la proctite, e può anche indicare una perdita di sangue o un eccesso di globuli bianchi. Con l’esame delle feci loperatore sanitario può invece testare un campione dei tuoi escrementi per trovare prove di infezione e sanguinamento.

Classico contenitore utilizzato dagli infermieri per effettuare delle analisi del sangue-Karolina Grabowska-pexels.com

Il trattamento della proctite

Il trattamento del disturbo varia, ancora una volta, al variare della causa che la scatena, e saranno dunque necessarie cure differenti. Quando ci troviamo ad affrontare una proctite causata dalla proliferazione batterica, ad esempio, il medico suggerirà una cura a base di antibiotici, che saranno invece inutili se il disturbo è causato da alcuni tipi di virus, che dovranno essere combattuti con farmaci di tipo antivirale. Quando invece a causare la proctite sono le radiazioni, nella maggior parte dei casi, vengono prescritti al paziente dei “corticosteroidi”, in particolare sotto forma di schiuma o somministrati direttamente attraverso l’applicazione di un clistere.

 

 

Le unghie viola, cosa causa questo problema?

Se hai unghie blu o viola potrebbe essere dovuto a una condizione di base nota come cianosi. Questa condizione è causata da una mancanza di ossigeno nel sangue, dovuta a disturbi circolatori o respiratori. La cianosi può essere causata anche dall’esposizione a temperature fredde, determinate condizioni polmonari, ed altro ancora. Oltre alle unghie, la cianosi colpisce comunemente le mani, le piante dei piedi e la bocca, e può svilupparsi naturalmente nelle persone di tutte le età, compresi i neonati. Analizziamo insieme dunque le principali cause di questo disturbo ed i relativi sintomi.

Le cause che scatenano questo disturbo

Le unghie blu o viola, come affermato precedentemente, sono un segno comune di cianosi, che è causata da una mancanza di ossigeno nel sangue. La cianosi è spesso causata, nei periodi invernali, da una esposizione eccessiva al freddo, ma, quando le unghie non cambiano colore e restano violacee anche dopo ore passate in casa, molto probabilmente esiste un problema di fondo, strutturale, che può essere dovuto a vari fattori, molto diversi tra loro.

La cianosi può essere causata dunque anche da altre condizioni di salute particolari, tra queste includiamo: disturbi polmonari, ostruzione delle vie aeree, problemi cardiocircolatori. Di seguito approfondiremo ognuna di queste cause e cercheremo di capire perché, e come, siano legate alla cianosi ed alle unghie viola.

Disturbi che interessano i polmoni

Alcune condizioni polmonari possono causare un livello di ossigeno nel sangue inferiore al normale, questo fenomeno è anche noto come ipossiemia. L’ipossiemia può essere causata dalla presenza di svariati tipi di malattie polmonari come: la polmonite, l’asma, l’embolia polmonare, la malattia polmonare interstiziale, ed anche la bronchite. Stando agli studi degli esperti, negli anni scorsi, anche alcune persone affette da Covid 19 hanno sviluppato la cianosi, proprio a causa di problemi ai polmoni che hanno abbassato i livelli di ossigeno nel sangue delle persone che venivano colpite dal virus.

Dottoressa controlla la salute dei polmoni di una piccola bambina-Pavel Danilyuk-pexels.com

Problemi alle vie aeree

L’ostruzione delle vie aeree può rendere difficile o impossibile respirare, ancora una volta dunque ci troviamo in una situazione in cui i livelli di ossigeno non superano un tetto minimo, un livello medio, e risultano essere eccessivamente bassi. A causa dunque di problemi legati alle vie aeree è possibile che si sviluppi anche un episodio di cianosi, che colpirà i tessuti e le unghie. Esistono svariati tipi di ostruzioni alle vie aeree, ma tra quelli più comuni citiamo sicuramente il soffocamento, dovuto sia a cibi bloccati in gola che ad altro, le apnee notturne, o l’infiammazione ed il relativo gonfiore, delle corde vocali.

Problemi cardiocircolatori

Alcune condizioni cardiache possono influenzare la quantità di sangue ossigenato che il cuore è in grado di pompare in tutto il corpo. Se questa produzione non è in grado di soddisfare le esigenze del corpo, può causare cianosi e altri gravi problemi. Tra le principali malattie che possono causare anche la cianosi annoveriamo: l’insufficienza cardiaca, il cuore non riesce in questo caso ad inviare il giusto quantitativo di sangue ai vari tessuti e muscoli corporei, l’arresto cardiaco, problemi alle valvole cardiache, e cardiopatie congenite.

La cianosi causata dai problemi cardiaci viene considerata dagli esperti quella più pericolosa, e prende il nome di cianosi centrale. Questa provoca negli individui una colorazione bluastra, violacea, che si osserva sulla lingua, sulle labbra, su altre aree all’interno della bocca e su parti dell’occhio, oltre che sulle mani e sulle unghie. Se infatti la cianosi, come detto, può colpire individui di tutte le età, quando i neonati presentano sintomi che durano più di quindici, venti minuti, spesso ci troviamo di fronte proprio ad un problema congenito cardiocircolatorio, e sarà necessario chiamare immediatamente il proprio medico ed i soccorsi per evitare il peggio.

Dolore al cuore- Adobe stock

Come si diagnostica la cianosi?

Il medico eseguirà un esame fisico per determinare quale tipo di cianosi potresti avere, nonché quale potrebbe essere la potenziale condizione scatenante. Se ciò non bastasse il dottore procederà con il consigliare al paziente di effettuare alcuni test specifici che consentiranno di monitorare i livelli di ossigeno nel sangue e la condizione del cuore e dei polmoni. Molto utile, in questi casi, è la pulsossimetria, un test per nulla invasivo che utilizza una sonda ed uno strumento elettronico per misurare i valori di ossigeno presenti nel nostro organismo.

Oltre a questo test il medico potrebbe consigliare al paziente di effettuare una particolare analisi del sangue detta emogasanalisi arteriosa, che consiste in un prelievo di sangue arterioso per osservare i livelli di ossigeno, di anidride carbonica, e di acidità, presenti nel nostro plasma. Ultimo esame, particolarmente utile, è l’elettrocardiogramma, che attraverso delle onde sonore analizza la salute del nostro cuore a trecentosessanta gradi.

Il lipoma maligno, di cosa si tratta?

Un lipoma è un nodulo di tessuto adiposo che cresce appena sotto la pelle, proprio tra quest’ultimo e lo strato di muscoli sottostante, generalmente colpisce il collo e l’addome. Un lipoma si presenta gommoso, per nulla dura o solido al tatto, tanto che con una leggera pressione  delle dita possiamo addirittura muoverlo. La maggior parte dei lipomi non è dolorosa e non causa problemi di salute, quindi raramente hanno bisogno di cure, e si sviluppano prevalentemente nelle persone che hanno superato i quarantacinque, cinquanta anni di età. Sebbene, come detto, nella maggior parte dei casi questo disturbo non causi dolori, delle volte può presentarsi in maniera maligna, un tumore del tessuto adiposo, che prende il nome di  liposarcoma. Approfondiamo tutti questi discorsi nel seguente articolo.

Quali sono i sintomi dei lipomi?

I lipomi possono verificarsi in qualsiasi parte del corpo, sebbene generalmente colpiscano le braccia o le gambe, la schiena, il collo, le spalle, il tronco (che sia petto o busto), ed anche la fronte. I lipomi di solito non sono dolorosi, ma possono essere particolarmente dolorosi se premono contro un nervo, soprattutto spinale. Ciò detto, il novanta percento delle persone che presentano un lipoma non accusano nessun tipo di sintomo. I lipomi sono solitamente incapsulati, non si diffondono cioè ai tessuti che li circondano, sono spesso indolore, e presentano una particolare forma sferica o comunque ovale, e sono formati da grumi di tessuto adiposo, dunque di grasso. Tali noduli, come accennato, sono mobili, e con una leggera pressione si muovono, e solitamente non superano i quattro centimetri di diametro , ma in alcuni casi sono stati registrati lipomi superiori ai dieci centimetri di diametro.

Cause e fattori principali di rischio

Gli esperti non sanno cosa causi un lipoma, e si ritiene generalmente che si sviluppino più per una questione genetica ed ereditaria che fisica e personale. In ogni caso, esistono delle pratiche negative che aumentano la possibilità di incappare in questo problema, tra queste citiamo: la mancanza di esercizio fisico, la sedentarietà infatti causa accumulo di grasso e problemi di salute, l’età, in quanto un lipoma si sviluppa solitamente nelle persone che hanno più di cinquanta anni. Oltre a questi appena citati non possiamo non nominare la genetica, purtroppo i geni che possediamo condizionano la nostra vita e la nostra salute, e se abbiamo casi di lipoma in famiglia dobbiamo aspettarci che la malattia sia fortemente legata proprio ad una questione genetica.

Una persona può sviluppare uno o più lipomi anche se ha la sindrome di Gardner, una condizione medica, ancora una volta genetica-ereditaria, che causa la formazione di tumori sia benigni che maligni. Anche la malattia di Madelung, che colpisce generalmente le persone che abusano di alcol, può provocare lo sviluppo di lipomi sul nostro corpo.

Il lipoma maligno

Il lipoma è, nella stragrande maggioranza dei casi, per nulla doloroso e benigno, ma, purtroppo, delle volte il problema può degenerare ed essere il sintomo della presenza di un cancro maligno. Quando maligno è definito tecnicamente con il termine liposarcoma, che a differenza di ciò che si è detto prima sul sarcoma cresce in maniera repentina, è doloroso, non è più spugnoso e gommoso ma duro, e tende ad estendersi anche verso i tessuti sani che si trovano nelle vicinanze. Proprio per questi motivi, ogni qual volta vedete delle escrescenze atipiche, contattate il vostro medico di fiducia, anche se non sentite nessun tipo di dolore fisico. Il medico, in caso di dubbi sulla natura del problema, potrà prescrivere al paziente esami diagnostici come la risonanza magnetica o la biopsia. Solo attraverso un consulto possiamo esseri sicuri del problema che ci affligge, e solo allora potremo decidere come affrontarlo al meglio.

Medici osservano gli esiti di una risonanza magnetica-EVG Kowalievska-pexels.com

Come si individua un lipoma?

Il medico per individuare la presenza del lipoma effettuerà degli esami fisici sul paziente, anche con un semplice contatto tattile. Ma in alcuni casi, potrebbero voler escludere altri problemi e consiglieranno di effettuare esami specifici. Tra i principali esami prescritti troviamo sicuramente: i raggi X, delle scansioni di tomografia computerizzata, la risonanza magnetica, tecniche che utilizzano gli ultrasuoni, e la biopsia. Nella maggior parte dei casi non è necessaria una biopsia, che risulta particolarmente invasiva, ed il medico cercherà di prelevare un piccolo campione del nodulo per esaminarlo poi al microscopio. L’obiettivo di questi metodi di screening è escludere proprio la presenza di un liposarcoma, il raro tumore di cui abbiamo discusso in precedenza.

Un medico spiega al paziente in cosa consiste l’esame-MART PRODUCTION-pexels.com

Qual è il trattamento per i lipomi?

La maggior parte dei lipomi non ha bisogno di cure, ma il medico consiglierà spesso di effettuare dei controlli per evitare altre problematiche. Se un lipoma ti dà particolarmente fastidio, il medico può rimuoverlo chirurgicamente attraverso una semplice operazione. Le procedure di rimozione del lipoma sono sicure ed efficaci, esistono pochissime controindicazioni, ed il paziente può tornare a casa quattro o cinque ore dopo l’operazione. Una volta che un lipoma viene rimosso chirurgicamente, molto probabilmente non tornerà, ma non si escludono recidive in maniera sicura. Molte persone possono scegliere di evitare l’operazione, soprattutto quando il lipoma non è doloroso e si trova in una zona del corpo poco visibile.

Ecco alcuni utilissimi metodi per combattere l’indigestione

Discutiamo della fistola anorettale

Una fistola anale è un canale che si sviluppa tra l’interno dell’ano e la pelle esterna intorno allo stesso. L’ano è l’apertura muscolare all’estremità del tubo digerente dove le feci escono dal corpo, e le fistole si sviluppano, nella stragrande maggioranza dei casi, a causa di un’infezione, detta ascesso perianale, che colpisce una delle tante ghiandole presenti proprio nella zona dell’ano. Quando queste ghiandole si infettano il drenaggio causato dall’infezione può creare appunto una fistola. Una fistola è una condizione anorettale relativamente comune, ma è due volte più presente negli uomini che nelle donne. Di solito è necessario un intervento chirurgico per trattare una fistola anale, ma, in alcuni casi, quando cioè il problema si presenta in forma lieve, può essere trattato con dei farmaci specifici.

Le principali cause

Le fistole possono verificarsi in tutto il corpo, tra diversi organi o tra un organo ed un’apertura nella pelle. Di solito si verificano quando i tessuti sono infiammati per lungo tempo, a causa di un infortunio, un’infezione o una malattia. L’infiammazione e l’infezione cronica possono alla fine erodersi nei tessuti vicini, specialmente quando il pus deve essere drenato. Questo può creare un canale tra la ferita ed i tessuti vicini, provocando col tempo dolori anche lancinanti, ed anche difficoltà nel controllare il rilascio di feci. La causa più comune di una fistola anale è un ascesso perianale, come detto, che di solito si forma su una ghiandola anale infetta.

Esistono poi cause altre, molto meno comuni, che possono dar vita a questo tipo di problemi, tra queste cause citiamo sicuramente: malattie infiammatorie intestinali, come il morbo di Crohn, infezioni sessualmente trasmissibili, la tubercolosi, delle lesioni presenti all’ano, presenza di tumori e cancro, malattie infiammatorie che colpiscono la pelle.

Dolori nella zona del retto di una giovane donna- Adobe Stock

I sintomi causati da questo disturbo

I sintomi più comuni della fistola anale sono: il dolore anale, spesso intenso e pulsante che si sente quando elimini le feci dal corpo, tossisci o ti siedi, in quanto il sedere diventa estremamente sensibile al tatto. Altro sintomo comune è il gonfiore e l’arrossamento causate dall’infiammazione in atto all’interno o intorno all’ano. A causa della fistola, durante l’evacuazione posteriore, potrebbero palesarsi tracce di pus o sangue nelle feci, sintomi comunissimi in questi casi. Tra i sintomi meno comuni notiamo invece la febbre, un dolore quando fai pipì, ed una difficoltà a trattenere le feci all’interno del corpo.

Esistono dei fattori di rischio che aumentano la probabilità di incappare in questa malattia?

Le fistole anali si verificano più spesso negli adulti intorno ai 40 anni, ma possono verificarsi nei giovani, soprattutto se c’è una storia di malattia di Crohn, ma, in ogni caso, l’età risulta essere un fattore importante e decisivo. Tra gli altri fattori di rischio per una fistola anale annoveriamo: l’ascesso anale precedentemente drenato, morbo di Crohn o altra malattia infiammatoria intestinale, trauma alla zona anale, infezioni della zona anale, chirurgia o radiazioni per il trattamento del cancro all’ano o al retto. La diagnosi dell’ascesso e della fistola anale è cruciale per poi scegliere la più adeguata cura in base alle proprie necessità. Il primo esame che il medico compirà sarà una semplice esplorazione rettale, utilissima per osservare la presenza o meno di irritazioni o infiammazioni.

La maggior parte delle fistole vengono trovate dal medico già attraverso questa pratica, ma in alcuni casi potranno essere necessari esami più specifici. Tra i testi più caldeggiati dagli specialisti annoveriamo sicuramente la risonanza magnetica e l’ecografia, utilissime per delineare una “mappa” che mostra l’andamento della fistola, la sua forma, e come questa vada a ledere ed intaccare i muscoli vicini. Ecco dunque l’importanza di sentire sempre il proprio medico quando uno dei sintomi sopracitati si palesa.

Un medico effettua un test per osservare eventuali problemi al retto al tatto- Adobe Stock

Come vengono trattate le fistole anali dei pazienti?

La maggior parte delle fistole anali richiederà un intervento chirurgico per essere eliminata. La guarigione spontanea è solitamente seguita da infezioni ricorrenti e ascessi che riaprono la fistola, ed è dunque del tutto infruttuosa. Tuttavia, se la tua fistola è causata da una malattia infiammatoria intestinale e non è infetta, occasionalmente guarirà con le adeguate cure mediche. La chirurgia della fistola anale può essere semplice o complessa, a seconda di quanto sia grave la condizione della fistola. Le fistole anali più comuni sono semplici fistole, che coinvolgono solo una piccola quantità di muscoli, e sono dunque facilmente operabili, in un’unica operazione. Le fistole più complesse possono richiedere un intervento chirurgico in più fasi.

 

 

Il tremore alle mani, le principali cause di questo disturbo

I tremori sono contrazioni muscolari involontarie che fanno appunto “tremare” parti del corpo. I tremori alle mani sono comuni e sono spesso dovuti a stress o stanchezza, ma purtroppo possono anche essere dei veri e propri campanelli d’allarme che ci avvisano della presenza di malattia molto serie. All’interno del seguente articolo cercheremo dunque di meglio chiarire le cause dei tremori alle mani, discutendo brevemente anche di alcuni dei principali disturbi che provocano questo problema. Dopo aver fatto ciò cercheremo di fornire ai nostri lettori alcuni utili suggerimenti per cercare di alleviare i fastidi causati dal tremolio e parleremo dei trattamenti medici più utili.

Cosa sono questi tremori dunque?

I tremori sono contrazioni muscolari involontarie e ritmiche che ognuno di noi ha, soprattutto quando teniamo una particolare postura. Ad esempio, quando tendiamo le mani e le braccia avanti per qualche secondo potremo notare che i nostri arti non riescono a stare propriamente fermi, ed osserveremo un lieve tremolio, detto “tremore fisiologico”. Quando però il tremore è presente anche mentre siamo a riposo, o se si nota un peggioramento di questa particolare condizione, è importante contattare il proprio medico di base, che si assicurerà che il tremore non sia causato da una specifica condizione di salute negativa o da una malattia, ma piuttosto da stress ed ansia.

Le mani di una persona anziana che soffre del morbo di Parkinson-Matthias Zomer-pexels.com

Alcune cause che provocano disturbi alle mani, il cosiddetto Tremore Essenziale

Questo disturbo neurologico e nervoso è il motivo più comune per cui quando teniamo un oggetto in mano, anche di peso moderato, questo non riesce a star fermo. Se i sintomi sono lievi, potrebbe non essere necessario alcun trattamento sanitario, ma, se intralciano le attività quotidiane o il lavoro, il medico potrebbe consigliare l’utilizzo di farmaci e di terapie per alleviare i sintomi.  Non si conosce ancora con esattezza la causa, ma stando alle principali ricerche in merito i pazienti che soffrono di tale fastidio presentano delle piccole, ma evidenti, degenerazioni del cervelletto. Sebbene molti pensino che il “tremore essenziale” sia legato al morbo di Parkinson ciò non è affatto vero, e lo scopriremo di seguito.

Il morbo di Parkinson

A differenza di ciò che si è detto in precedenza, conosciamo invece perfettamente come si “comporta” il morbo di Parkinson nei pazienti che ne sono affetti. Il disturbo causa forti tremolii alle mani, e ciò accade perché le cellule cerebrali che inviano le informazioni ai nostri muscoli vengono danneggiate. Il morbo è particolarmente invalidante perché in molte persone provoca anche difficoltà dal punto di vista della coordinazione e dell’equilibrio. In alcuni casi, infatti, chi soffre di tale disturbo lamenta episodi di irrigidimento degli arti e di difficoltà nel compiere i movimenti più semplici. Il trattamento principale per i tremori causati dal Parkinson è l’assunzione di farmaci, talvolta la chirurgia può essere consigliata ai pazienti che presentano sintomi particolarmente gravi, ma non è la prima scelta dei medici anche a causa dei rischi.

Mani di una persona di una certa età che soffre di tremolii-Pixabay-pexels.com

Sclerosi Multipla

La sclerosi multipla è una terribile malattia del sistema nervoso del nostro organismo. La sclerosi è causata da una reazione del tutto particolare delle nostre difese immunitarie, queste, infatti, leggono come sostanze nocive alcuni rivestimenti (mielina) presenti sui nervi, la sostanza, del tutto innocua, ed anzi, di grande importanza per i processi chimici che avvengono nel cervello, viene danneggiata, ed insieme ad essa l’intero nervo sottostante. Quando ciò accade, si potrebbero palesare sintomi gravi, tra cui anche tremori alle mani o ad altre parti del corpo.

La troppa caffeina, ed il poco sonno

La caffeina è uno stimolante, e non bisognerebbe mai esagerare con le dosi quotidiane, gli esperti indicano infatti che non si dovrebbero superare i due caffè zuccherati al giorno. Come detto, la caffeina è uno stimolante, che sicuramente ci aiuta di mattina per svegliarci, ma che, allo stesso tempo, se assunta in quantità eccessive, provoca tremolii alle mani. Sia chiaro però, anche altre bevande causano lo stesso problema e non dovrebbero essere assunte giornalmente, sto ovviamente parlando del cioccolato e delle bibite a base di caffeina.
In varie ricerche, inoltre, si è osservato che una mancanza di sonno prolungata, quando cioè, anche per settimane e settimane, dormiamo troppe poche ore, il nostro cervello risulti chiaramente meno attivo e più “stanco”. Quando ciò accade, il cervello può causare un leggero tremore alle mani, esattamente come accade con le altre cause più gravi viste in precedenza. Ricordate dunque di dormire almeno sette ore ogni notte, il sonno è infatti un elemento cruciale per essere in buona salute.

Come si tratta un forte tremore alle mani?

Se hai un tremore che sta influenzando la tua vita il tuo medico di famiglia potrebbe prescriverti delle medicine che servono ad alleviare i sintomi del problema. Il farmaco non curerà il tremore, ma spesso aiuta a ridurre l’agitazione o il tremito che si presentano. Potrebbe essere necessario assumere le medicine ogni giorno per tutta la vita o solo quando si verificano episodi particolari,  ad esempio prima di una situazione stressante che fa peggiorare il tuo tremore. Il quantitativo di farmaco da utilizzare, ed il periodo di cura, deve però sempre essere stabilito ascoltando il parere di un medico e di un esperto. Quando invece il tremore non è causato da una particolare condizione di salute, ma dall’ansia e dallo stress, spesso i medici consigliano ai propri pazienti di praticare tecniche di rilassamento, come gli esercizi di respirazione, che spesso risultano essere molto efficaci.

L’artralgia, scopriamo questo disturbo che colpisce le articolazioni

L’artralgia è un termine usato per descrivere il dolore ad una o più articolazioni del nostro corpo, e per questo risulta essere più un sintomo che un disturbo a se stante secondo l’opinione di gran parte dei medici. Proprio su questa definizione si crea la differenza tra artralgia ed artrite, questione , questa, che sviscereremo in seguito all’interno dell’articolo. L’artralgia è dunque un dolore articolare che può presentarsi ovunque siano presenti queste strutture che si occupano di unire due ossa, è più frequente nelle ginocchia, nelle caviglie, nei gomiti ed anche tra le vertebre della colonna spinale. Il dolore viene descritto da chi ne soffre come un fastidio acuto, lancinante, bruciante, e l’intensità di tale male varia da episodio ad episodio.

Poiché l’artralgia è solitamente un sintomo di una condizione più ampia che si verifica nel tuo corpo, spesso risulta necessario effettuare specifici test che verranno consigliati dai nostri medici di base per capire la natura e la causa del fastidio che ci colpisce. Approfondiamo dunque queste questioni in seguito.

La differenza tra artrite e artralgia

Poiché entrambi si occupano di dolori articolari, i termini artralgia e artrite sono talvolta usati in modo intercambiabile, quasi come fossero sinonimi. Tecnicamente, l’artralgia è un sintomo che si riferisce al dolore articolare, mentre l’artrite è una condizione di salute che causa infiammazioni e forti dolori nelle articolazioni. Proprio per questo motivo è fondamentale che il nostro medico riesca a riconoscere il tipo di malattia che ci ha colpito, così da avviare il giusto trattamento e scongiurare complicazioni fatali per il nostro organismo. Dunque è importante, anche dopo i primi sintomi, sentire un medico per cercare di porre rimedio alla situazione creatasi.

Ragazzo che lamenta un forte dolore all’articolazione della spalla-Towfiqu barbhuiya-pexels.com

I sintomi che caratterizzano l’artralgia

Il sintomo principale dell’artralgia è, come specificato, il dolore articolare, quest’ultimo può variare di intensità da lieve a grave e può comparire improvvisamente o svilupparsi più lentamente e peggiorare nel tempo. Il dolore può essere costante e quotidiano, o apparire in sporadici momenti, e può palesarsi soprattutto in seguito ad una intensa attività fisica. A parte il dolore che caratterizza l’artralgia, alcune persone sperimentano anche sintomi aggiuntivi, come: rossore della zona interessata, mobilità limitata, debolezza articolare e muscolare, formicolio ed intorpidimento.

L’artralgia lieve di solito non è motivo di allarme e spesso scompare automaticamente nel giro di qualche giorno. Quando però tali fastidi rovinano la nostra vita, limitando i nostri movimenti a causa del forte dolore, il consiglio che ci sentiamo di dare ai nostri lettori è quello di contattare immediatamente il proprio medico curante, che troverà insieme a voi il miglior trattamento sanitario possibile.

Cosa scatena tali dolori?

L’artralgia può apparire per vari motivi, spesso la causa principale è una infiammazione articolare, esattamente come nel caso delle artriti, ma esistono anche altre motivazioni. La presenza di una infezione virale, di lesioni articolari, le reazioni allergiche a cibi e farmaci, la tendinite, sono tutte possibili cause che fanno insorgere questo disturbo. L’artralgia, inoltre, spesso è legata al periodo meteorologico che stiamo vivendo, i dolori infatti possono essere innescati, o peggiorati, proprio dai cambiamenti climatici.

Come diagnosticare questo disturbo?

Poiché l’artralgia può essere un prodotto di molte diverse condizioni di salute, il medico dovrà eseguire una valutazione clinica del nostro quadro di salute generale prima di fare una diagnosi effettiva. Il medico probabilmente eseguirà un esame fisico dell’articolazione interessata e dell’area circostante, verificando la presenza di arrossamento, calore, infiammazione e qualsiasi difficoltà a muovere le articolazioni. Esistono diversi tipi di esami che il medico potrebbe prescrivere per avere informazioni aggiuntive e certe, tra questi si annoverano: esami del sangue, rimozione di liquido o tessuto articolare per eseguire una coltura o una analisi, ed infine la radiografia.
Un forte dolore al ginocchio limita i movimenti di un ragazzo-Towfiqu barbhuiya-pexels.com/

Ecco come trattare l’artralgia

Il trattamento per l’artralgia dipenderà da una varietà di fattori: l’articolazione interessata, la gravità del dolore, la causa, e la salute generale del paziente in questione. Se la tua artralgia non è grave e non comporta altre complicazioni di salute, di solito può essere curata tranquillamente a casa con farmaci da banco (anche del semplice ibuprofene andrà benissimo) ed applicando alcune modifiche allo stile di vita secondo le raccomandazioni del tuo medico.

Nel caso in cui l’artralgia sia invece grave, cioè estremamente dolorosa, continua, e limitante, il medico consiglierà un trattamento differente. In questi casi, infatti, l’esperto, consiglierà dei farmaci specifici, che si occupano cioè delle infiammazioni alle articolazioni, e che possono essere ottenuti solo sotto prescrizione medica. Solo in ultima istanza, quando i farmaci non riescono a risolvere il problema, il medico consiglierà al paziente l’operazione chirurgica, che riparerà i danni articolari subiti.

Le irritazioni cutanee da stress, cause e trattamenti

Sebbene molti ritengano che lo stress sia solo una sorta di emozione, sicuramente negativa, in realtà questa può avere un impatto significativo sulla nostra salute fisica. Oltre all’ipertensione, mal di testa e affaticamento, anche le eruzioni cutanee sono comuni sintomi di stress. Il cervello ha effetti potenti su tutto il nostro organismo, e l’ansia, il nervosismo, insieme ad altri fattori, possono manifestarsi anche sulla nostra pelle. Gli episodi in cui compaiono queste irritazioni si ripetono anche più volte nel corso di un anno, e colpiscono le persone in maniera diversa. Nel seguente articolo approfondiremo dunque questo tema cercando anche di capire le cause, e le principali cure, delle irritazioni cutanee da stress.

Cosa intendiamo con irritazione cutanea da stress?

Un’eruzione da stress è semplicemente un’eruzione cutanea, o un problema generale che riguarda la pelle, causato da stress ed ansia. Una tipica reazione di eruzione cutanea da stress è l’orticaria, notissima da tutti anche nel nostro paese. Le eruzioni cutanee si manifestano con lo sviluppo di protuberanze sollevate rispetto alla pelle “sana”, pruriginose, che possono manifestarsi in qualsiasi parte del corpo. Insieme all’orticaria, anche l’eczema e la rosacea, sono le infezioni alla pelle che più frequentemente tendono a riacutizzarsi. Quando i livelli di cortisolo aumentano in risposta allo stress, la risposta dell’istamina del tuo corpo entra in azione, manifestandosi come pelle gonfia, infiammazione e aumento generale della produzione di olio sebaceo. Questo olio, ad esempio, può causare i gravi focolai di acne che spesso compaiono sul nostro viso, non solo in età adolescenziale.

Ci teniamo a sottolineare che in alcuni casi non è solo lo stress a produrre questo tipo di infiammazioni alla pelle, o a causare un’improvvisa “esplosione” di acne. Ricordiamo ai nostri lettori, infatti, che anche alcune allergie possono provocare esattamente gli stessi sintomi di una irritazione cutanea da stress. Tra le principali allergie possiamo sicuramente annoverare quella al polline, al pelo degli animali, o quelle che interessano particolari tipi di cibi.

Una ragazza mostra il proprio episodio di rush cutaneo-Anna Nekrashevich-pexels.com

Come riconoscere una irritazione di questo tipo?

Le eruzioni cutanee da stress appaiono spesso come protuberanze rosse, in rilievo rispetto alla pelle “sana”. Possono interessare qualsiasi parte del corpo, ma spesso un’eruzione da stress è sul viso, sul collo, sul petto o sulle braccia. Tali protuberanze non hanno una dimensione standard ed univoca, e possono sia essere di piccole dimensioni che di grandi. Spesso, inoltre, queste “bolle” che appaiono sul nostro corpo possono essere pruriginose e possono causare bruciore alla persona che ne viene colpita. Tali irritazioni spesso scompaiono nel giro di pochi giorni, ma è possibile utilizzare medicinali per velocizzare il processo di guarigione e diminuire il fastidio.

Come trattare i rush cutanei

Per fortuna, molte eruzioni cutanee da stress, episodi di orticaria e simili, scompaiono da sole senza l’ausilio di medicinali. Quando però la proliferazione di protuberanze risulta eccessiva, e non sembrano passare, possiamo ricorrere ad alcuni farmaci. Gli antistaminici sono il modo più efficace per alleviare le eruzioni cutanee da stress, e possono essere acquistati facilmente in una comunissima farmacia. Questi medicinali alleviano i sintomi come prurito ed infiammazione, ed aiutano a superare il fastidio intenso causato dalle irritazioni cutanee. Se la tua reazione è particolarmente forte, allora il medico può raccomandare un ciclo di trattamento con antistaminici e steroidi più potenti. Esistono due tipi principali di antistaminici, quelli topici (che si applicano cioè sulla cute) e quelli orali, a seconda della gravità dell’eruzione da stress o dell’orticaria, gli antistaminici topici potrebbero non essere abbastanza potenti da alleviare i sintomi, ed in questi casi sarà preferibile un farmaco di tipo orale.

Anche alcuni trattamenti che potremmo definire “domestici” possono essere utili, ad esempio moltissime persone affermano di star meglio dopo aver applicato un impacco con del ghiaccio sul luogo colpito dall’infiammazione cutanea, ricordiamo però, in questi casi, di non far mai entrare il ghiaccio e la pelle in contatto diretto, ciò potrebbe danneggiare i nostri tessuti ed acuire i fastidi.

Ragazza utilizza delle creme particolari per combattere la formazione di acne-Polina Kovaleva-pexels.com

Come prevenire questi disturbi?

Lo stress è semplicemente la reazione del corpo a una situazione che sembra opprimente o crea ansia, ed è qui che bisogna dunque intervenire. Se sviluppi un’eruzione cutanea da stress, potrebbe essere un segnale di avvertimento che devi ridurre le fonti di stress nella tua vita, siano esse legate al tuo lavoro, alle relazioni, alle tue finanze o ad altri fattori esterni. Se sei vittima frequente di irritazioni cutanee causate dallo stress dovresti contattare il tuo medico di fiducia quanto prima, solo in questo modo potrete determinare la vera causa scatenante del problema e cercare di trovare insieme una strategia utile a far ridurre gli episodi di rush cutanei che purtroppo ti colpiscono.

La mielite, una pericolosa malattia neurologica

La mielite è una particolare malattia di tipo neurologico che causa un’infiammazione di entrambi i lati di una sezione del midollo spinale. Il termine “mielite” deriva dalla mielina, il materiale isolante che ricopre le cellule nervose del nostro organismo, sostanza che viene danneggiata proprio dall’insorgere di questo disturbo. La mielite interrompe i messaggi che i nervi del midollo spinale inviano in tutto il corpo, ciò può causare dolore, debolezza muscolare, paralisi, problemi sensoriali o disfunzione della vescica e dell’intestino. La mielite è una malattia relativamente rara, si verifica più spesso nei bambini dai 10 ai 19 anni e negli adulti dai 30 ai 39 anni, ma può in realtà colpire le persone di tutte le età.

Foto che rappresenta il cervello umano posto su di un piattino azzurro-Amel Uzunovic-pexels.com

I principali sintomi della malattia

I segni e i sintomi della mielite possono progredire gradualmente nell’arco di diverse settimane, e raramente i sintomi compaiono all’improvviso. La mielite di solito colpisce entrambi i lati del corpo sotto l’area interessata del midollo spinale, ma a volte i sintomi in questione appaiono solo su un lato del corpo. Tra i sintomi più comuni si annoverano: dolore che dalla parte bassa della schiena si diffonde verso l’addome, debolezza nelle gambe e nelle braccia, e gravi problemi all’intestino ed alla vescica. Oltre a ciò è comune sentire dei forti dolori muscolari che possono presentarsi in ogni zona del corpo.

Cosa causa la mielite?

I medici non conoscono ancora la causa esatta che scatena la malattia, l’infiammazione che porta alla mielite può sopraggiungere come effetto collaterale di una serie di altre condizioni mediche, tra cui: la malattia di Lyme, la sifilide, il morbillo, presenza di infezioni virali, e le infezioni batteriche. Alcune persone possono anche contrarre la mielite a causa di lesioni spinali, difetti spinali o malattie vascolari come l’aterosclerosi, che possono ridurre la quantità di ossigeno nel tessuto del midollo spinale. Se parti del midollo spinale non hanno abbastanza ossigeno, le cellule nervose spesso iniziano a morire, ed è proprio questo tessuto morente che può causare l’infiammazione che porta allo sviluppo della mielite e di altre malattie.

Ragazzo ricoverato per problemi al midollo spinale-Valentin Angel Fernandez-pexels.com

Come capire se si soffre di questo disturbo?

Per capire se si soffre di questa specifica malattia abbiamo bisogno dell’aiuto di un medico, questo probabilmente esaminerà la storia medica del paziente e farà un esame fisico completo. Tra gli esami che comunemente vengono prescritti per osservare la presenza di questa malattia ci sono sicuramente la TAC e la risonanza magnetica, ma esiste anche un test specifico detto mielografia. La mielografia è una procedura in cui viene utilizzato un ago per iniettare un colorante speciale nella zona spinale, dopo aver fatto ciò, il tecnico dello studio medico, effettuerà una radiografia in tempo reale chiamata fluoroscopia per ottenere immagini del midollo spinale. Le immagini ricavate da tale test verranno poi analizzate dal medico a da uno specialista.

Come si cura la mielite?

Attualmente non esiste una cura efficace per la mielite, anche se molte persone guariscono da essa. I trattamenti si concentrano sull’alleviare l’infiammazione che causa i sintomi, ciò, spesso, non solo elimina il dolore ma anche la ricomparsa del problema. Alte dosi di steroidi vengono utilizzate per sopprimere l’attività del sistema immunitario e aiutare ad accelerare il recupero. Il medico può anche raccomandare l’assunzione di farmaci antidolorifici come l’ibuprofene o il paracetamolo e molto riposo a letto. Queste sono però solo indicazioni generali, la mielite colpisce le persone in maniera diversa, e l’intensità della malattia varia al variare dell’individuo che ne viene colpito. Se delle volte i sintomi sono solo passeggeri, e scompaiono in pochi mesi, in altri casi possono persistere e rovinare la vita di chi ne soffre.

Quando contattare uno specialista?

Alcune persone guariscono completamente dalla mielite trasversa entro pochi mesi o anni, ma altre potrebbero continuare ad avere problemi a lungo termine. Il medico probabilmente consiglierà di contattarlo se i sintomi classici della malattia, debolezza, difficoltà nel controllo della vescica e dell’intestino, peggiorano. Come detto, la maggior parte delle persone affette da questa malattia riesce a guarire, o comunque a vivere serenamente, senza troppi impedimenti e dolori, ma, in alcuni casi il problema potrebbe presentarsi in maniera più violenta.

Le persone che hanno gravi effetti a lungo termine dalla mielite , come la paralisi o la perdita del controllo della vescica o dell’intestino, possono anche sviluppare una serie di altre complicazioni come spasmi muscolari, difficoltà respiratorie, forti ed improvvise febbri, infezioni dello strato superficiale della pelle, ecc.

Alcune informazioni sul “Soffio al cuore”, di cosa di tratta?

Questi fastidi sono abbastanza comuni, la maggior parte delle persone ha avuto un soffio al cuore innocente ad un certo punto durante l’infanzia. I soffi cardiaci sono classificati in base a quando si verificano in un battito cardiaco, il problema può essere sistolico, in questo caso il disturbo si verifica quando il muscolo cardiaco si contrae e si irrigidisce, può essere diastolico, quando il soffio si verifica durante il rilassamento del muscolo cardiaco, e può essere infine continuo, che si nota sia durante la contrazione che durante il rilassamento del muscolo cardiaco. I soffi diastolici e continui sono più probabilmente correlati a malattie cardiache, ma ogni soffio al cuore dovrebbe essere sempre valutato da un medico per prevenire possibili problemi più seri.

Medici impegnati in una operazione al cuore-Vidal Balielo Jr-pexels.com

Le cause del soffio al cuore

Un soffio è causato da un flusso sanguigno turbolento o anormale attraverso le valvole cardiache. Se il sangue scorre più rapidamente del normale, può causare un soffio cardiaco innocente (chiamato anche normale o fisiologico), quello che è tipico dei bambini. Questo tipo di soffio è comune durante l’infanzia, un eccessivo esercizio fisico, l’ adolescenza, il periodo dello sviluppo, la gravidanza, ed primi giorni dopo la nascita di un bambino.

Alcuni soffi cardiaci sono dovuti a un problema cardiaco o ad altre condizioni, tra cui c’è sicuramente l’anemia, basso numero di globuli rossi, può causare un soffio perché influisce sulla viscosità del sangue. Tra le altre cause citiamo la sindrome carcinoide o cardiopatia carcinoide, è un tumore a crescita lenta che può colpire il cuore. Altra causa è l’endocardite,  una forma di infezione al cuore, infatti, sebbene ciò non sembri possibile, i batteri possono infettare il flusso sanguigno e dunque sia il cuore che le valvole cardiache degli esseri umani. Di solito, tale condizione, provoca sintomi aggiuntivi come febbre, brividi, eruzioni cutanee o mal di gola. Esistono anche malattie delle valvole cardiache, con una o più valvole che non funzionano correttamente ed impediscono la corretta circolazione del sangue,  che provocano soffi al cuore.

I principali sintomi del disturbo

Alcuni soffi cardiaci non causano alcun sintomo e vengono scoperti durante un esame medico di routine, non serviranno infatti esami specifici per osservare la presenza o meno del soffio al cuore. Ma a seconda di cosa stia causando il soffio potresti riscontrare sintomi come: presenza di pelle bluastra, tosse intensa che dura per settimane, intense palpitazioni, dolore o oppressione al petto, fiato corto, sincope o debolezza fisica generale, che riguarda tutti i muscoli del corpo.

Come viene trattato un soffio al cuore?

Diciamolo subito, molti soffi cardiaci non necessitano di alcun trattamento e non sono motivo di preoccupazione. Quando però tale disturbo è causato da una condizione più grave, potresti aver bisogno di farmaci, come quelli che aumentano i livelli di globuli rossi nel sangue per correggere l’anemia, o farmaci utili a rallentare la ghiandola tiroidea. Solo in ultima istanza, e nei casi particolarmente gravi, viene utilizzata la chirurgia, utile a correggere il funzionamento, o a sostituire, una valvola cardiaca non funzionante.

Medico e paziente discutono sulla strategia da seguire per superare il problema di salute- Adobe stock

Cosa fare dopo aver saputo di avere dei soffi al cuore?

Quando un medico sente un soffio provenire dal cuore potrebbero essere necessari ulteriori test per escludere un problema di salute più grave. Spesso, in questi casi, il medico di base potrebbe inviarci da un cardiologo, un medico specializzato nella salute del cuore. I test che possono determinare la causa di un soffio al cuore sono la radiografia del torace,  dove vengono scattate foto all’interno del torace per rilevare eventuali problemi strutturali, l’ ecocardiogramma utilizza invece le onde sonore per creare immagini delle valvole e delle camere cardiache, utilissimo per osservare quanto sia valido il sistema di pompaggio del nostro cuore. Non possiamo infine non citare l’elettrocardiogramma, un test indolore che misura l’attività elettrica del cuore.

Exit mobile version