Endocrinologia e metabolismo

Ipoglicemia: se hai pochi zuccheri nel sangue

L’ipoglicemia è quella situazione per la quale il tasso di zuccheri (glucosio) nel sangue non raggiunge i valori fisiologici.

Per poter valutare una eventuale condizione di ipoglicemia (tasso di glucosio nel sangue al di sotto dei valori considerati fisiologici), è necessario conoscere i valori di glicemia fisiologici in condizioni di digiuno, cosa per la quale ci viene in soccorso la tabella sottostante:

Valori glicemici
in condizione di digiuno
(mg/dl) (mmol/L)
NORMALE 70-99 3.9 – 5.5
Alterata (IFG) 100-125 > 5.5 – <7.0
Diabete >126 > 7.0

Si tenga presente che durante le 24 ore si ritengono normali oscillazioni di questi valori comprese tra i 60 ed 160 mg/dl.

Meccanismi compensatori della glicemia

Il glucosio è un componente (rientra tra i nutrienti) essenziale per il corpo umano, per intenderci rappresenta un po’ quello che la benzina rappresenta per un’automobile. Di conseguenza nei soggetti normali la glicemia (vale a dire la concentrazione del glucosio nel sangue) viene tenuta relativamente stabile grazie ai meccanismi compensatori piuttosto articolati di cui la natura ha dotato il nostro organismo (glucagone, insulina, ecc.).

Le oscillazioni maggiori si verificano dopo i pasti abbondanti (iperglicemia) o in seguito a digiuni prolungati (ipoglicemia, il nostro caso).

Parlando di ipoglicemia, occorre specificare che la tendenza ad una diminuzione del glucosio nel sangue viene ostacolata da un meccanismo di rilascio di glucosio che costituisce le riserve epatiche di tale composto, come anche da un ricorso all’utilizzo dei lipidi per la soddisfazione di quelle richieste di energia che, normalmente, verrebbero soddisfatte dall’utilizzo degli zuccheri. Il glucagone regola questi ed anche altri meccanismi regolatori (di tipo ormonale) del glucosio. E il quadro generale di questi interventi a compensazione ha il fine di mantenere i livelli glicemici entro il range fisiologico perché sia sempre garantito il funzionamento ottimale delle cellule del tessuto nervoso ed anche di qualsiasi altro tessuto che dipenda dalla concentrazione del glucosio.

Sintomi

La condizione di ipoglicemia normalmente viene avvertita dall’individuo, e soprattutto quando i valori scendono al di sotto dei cinquanta milligrammi per cento millilitri di sangue. Infatti questa situazione genera il rilascio di alcuni ormoni i quali, quando ormai è già avvertita una debolezza generalizzata da parte del paziente causata da una sofferenza a carico del sistema nervoso centrale, generano i necessari stimoli affinché l’organismo reagisca.

Ed ecco che compaiono alcuni sintomi, tra i quali il tremore generalizzato, le palpitazioni, una sensazione come di notevole fame, fino al pallore, le convulsioni e la scialorrea. Se non si interviene in tempo un evento ipoglicemico potrebbe portare il paziente fino allo stadio del coma ipoglicemico, il quale fa la sua comparsa, in genere, quando il valore di glicemia è sceso al di sotto dei venti milligrammi per decilitro.

Oltre che al valore in se della concentrazione di glucosio ematico, il comparire di questi sintomi classici è legato soprattutto alle tolleranze individuali ed anche alla velocità di abbassamento del tasso glicemico. Più è veloce questo fenomeno è tanto più veloce sarà anche la comparsa di questa sintomatologia sopra indicati, anche se il tasso non dovesse essere di per se eccessivamente basso.

Cause

Molteplici e molto diversi possono essere i motivi per cui si crea una condizione di ipoglicemia. Nella stragrande maggioranza dei casi l’ipoglicemia si verifica a causa di un’altra patologia “sottostante”, quale potrebbe essere una epatopatia, una insufficienza a carico dei surreni, una sepsi, uno squilibrio ormonale, o delle forme tumorali a carico delle cellule del pancreas che devono secernere l’insulina (o altre forme di tumore non di natura beta-cellulare). I soggetti che soffrono di diabete mellito a volte incorrono in ipoglicemia per aver assunto per errore dell’insulina o dei farmaci ipoglicemizzanti orali.

Potrebbe anche capitare che un’ipoglicemia sia il risultato di una alimentazione scorretta. Per esempio nei casi di digiuni prolungati i quali terminano poi con una repentina reintroduzione di glucosio o di altri zuccheri l’organismo potrebbe reagire con una eccessiva produzione di insulina che porterebbe, di conseguenza, a quella che la Medicina chiama “ipoglicemia reattiva”.

Così come una dieta ferrea, la quale preveda pochissimi carboidrati, oppure una intolleranza al fruttosio, o, ancora, sforzi fisici prolungati oltre il sopportabile (state molto attenti ad eventuali allenamenti fatti di mattina, eseguiti a digiuno per ottenere un più veloce dimagrimento), possono causare fenomeni di ipoglicemia.

Trattamento

L’ipoglicemia è una condizione patologica che richiede un trattamento immediato. Se si manifesta in forma lieve allora sarà sufficiente introdurre alimenti contenenti zuccheri (miele, caramelle, lo stesso zucchero, ecc.). Occorre però non dimenticare di ingerire anche carboidrati con un indice glicemico non particolarmente elevato, però, come, ad esempio, i cereali integrali o la frutta, così eviteremo l’ipoglicemia di tipo reattivo.

Una buona strategia per evitare l’ipoglicemia funzionale, quella non causata da alcuna patologia particolare, è suddividere l’intero approvvigionamento calorico della giornata in cinque frazioni, aggiungendo ai tre pasti principali anche due spuntini, il primo tra colazione e pranzo, ed il secondo tra pranzo e cena.

La dieta più utile per coloro che soffrano di questo tipo di ipoglicemia è quella che si fonda anche su una diminuzione dell’apposto glucidico (quindi meno dolciumi e snack) affiancata da un incremento dei cibi integrali e con un tenore proteico più elevato.

Se, invece, l’evento ipoglicemico dovesse presentarsi in forma grave, ivi compresa anche l’incoscienza del paziente (capita non di rado nei soggetti diabetici sotto cura con insulina), allora occorrerebbe intervenire subito con una dose di glucagone da iniettare in muscolo o una di glucosio da iniettare in vena.

Alimenti per combattere l’ipoglicemia

Sotto un profilo nutrizionale le molecole che possono favorire un incremento dei valori glicemici sono più che altro quelle di tipo glucidico (dette anche zuccheri, oppure glicidi o anche carboidrati, tali molecole si ritrovano nei cibi in varie strutture chimiche o forme).

L’unico glucide che può venire assorbito ed immesso nel circolo sanguigno in modo diretto è il glucosio libero: gli altri glucidi necessitano, invece, di processi digestivi e/o conversioni metaboliche:

Glucidi che richiedono la digestione: il saccarosio, vale a dire il normale zucchero da tavola, l’amido, contenuto nei cereali nei legumi e nelle patate, le destrine che costituiscono l’amido, il maltosio, che si produce dalla scomposizione a carattere pressoché elementare degli amidi ed il lattosio, che è contenuto nel latte.

Approfondimenti e credit

  • Endocrinologia clinica. UNIENDO, LENZI A., LOMBARDI G., MARTINO E., VIGNERI R. ; Ed. Minerva Medica
  • Malattie del sistema endocrino e del metabolismo. Giovanni Faglia, Paolo Beck-Peccoz, Anna Spada ; Ed. McGraw-Hill Education; 2013
  • Rugarli. Medicina interna sistematica. Estratto: Malattie del sistema endocrino e del metabolismo. C. Rugarli; Ed. EDRA; 2018
Tags

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close