Insieme si riparte: la sfida della “telemedicina di comunità” con i volontari della conoscenza

Sei scuole superiori romane, 120 studenti nel ruolo di “i-tutor”, 12 volontari della conoscenza senior, 15 associazioni del territorio e 500 over 65 raggiunti. Sono i numeri dell’edizione pilota di “Insieme si riparte”, il progetto nato dalla collaborazione tra l’Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani, Regione Lazio e Fondazione Mondo Digitale per contrastare in emergenza sanitaria l’isolamento delle persone anziane e guidarle all’uso dei servizi online per la salute. Si è tenuto oggi l’evento finale con la partecipazione dei protagonisti del progetto e l’intervento del presidente della Società italiana di geriatria ospedale e territorio (Sigot) Alberto Pilotto.

“La signora Giovanna ha 70 anni ed è molto curiosa e attiva. Non ha paura di imparare. Ha chiesto aiuto per scansionare i documenti con il cellulare. Con il signor Luciano di 80 anni, invece, abbiamo affrontato la prenotazione del vaccino anti Covid sul sito della Regione Lazio”. Massimiliano, 18 anni, studente di Informatica all’Università di Edimburgo, è tornato a Roma durante l’emergenza sanitaria e ha deciso di diventare un volontario della conoscenza dedicando tempo, competenze e attenzione ai bisogni del prossimo.

Massimiliano, Lia, Emilio, Elena… sono solo alcuni degli oltre 130 giovani volontari del progetto “Insieme si riparte”, promosso dall’Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro SpallanzaniRegione Lazio e Fondazione Mondo Digitale per gestire in modalità inclusiva l’emergenza sanitaria, promuovere l’accesso ai nuovi servizi sanitari da parte di tutti i cittadini e migliorare le competenze digitali delle fasce di popolazione a rischio di esclusione. Partito in versione pilota nel territorio dell’Asl Roma 3, il progetto ha condiviso il modello di apprendimento intergenerazionale e il contributo della “Rete dei volontari della conoscenza” già sperimentati con successo dal 2002 dalla Fondazione Mondo Digitale: con un help desk telefonico e un servizio di videochiamata a distanza, giovani e studenti delle scuole superiori del territorio hanno aiutato i più anziani a sperimentare i principali servizi sanitari online, usare le applicazioni su smartphone e orientarsi tra gli strumenti di assistenza virtuale.

“In vent’anni il modello di apprendimento intergenerazionale ci ha consentito di trasformare le tecnologie in potenti strumenti contro solitudine e isolamento e al tempo stesso di investire sul ruolo dei giovani come facilitatori nei processi di innovazione sociale. Oggi il modello non solo è usato in diversi progetti e contesti per insegnare l’uso del pc agli over 65, ma si è dimostrato efficace anche in emergenza per rafforzare lo spirito di comunità e incentivare il paradigma culturale della salute circolare, che ci vede interconnessi e corresponsabili gli uni degli altri”, ha affermato Alfonso Molina, direttore scientifico della Fondazione Mondo Digitale.

Oltre al servizio di assistenza a distanza, il progetto ha previsto anche la realizzazione di una guida alla salute digitale nel Lazio e di video tutorial fruibili da cellulare, disponibili sul sito www.insiemesiriparte.org

L’evento finale di oggi oltre a presentare le testimonianze dei protagonisti è stata anche l’occasione per lanciare nuove sfide sull’uso inclusivo delle tecnologie, come telemedicina, robotica e intelligenza artificiale, insieme a Alberto Pilotto, presidente della Società italiana di geriatria ospedale e territorio (Sigot). “Noi sappiamo oggi che le tecnologie digitali sono efficaci per migliorare il collegamento ospedale-territorio, la telemedicina permette il monitoraggio a distanza delle malattie riducendo accessi inappropriati in ospedale; i robot umanoidi e i dispositivi domotici possono aumentare la sicurezza degli anziani nel loro ambiente di vita”, ha spiegato Pilotto. “Una diffusione ampia di un modello di cura che includa le tecnologie sarà la sfida dei prossimi anni: sviluppare una rete internet efficiente e diffusa, ridurre costi e adattare la funzionalità dei dispositivi (telefonini, tablet, computer, sensori ecc.) alle persone utenti, sviluppare una vera alfabetizzazione digitale degli anziani e dei caregiver, garantire la sicurezza del trasferimento e archiviazione dei dati ‘sensibili’ a tutela sia del paziente che dell’operatore sanitario”.