Pediatria

Incubazione varicella, dopo quanto compaiono i sintomi?

La varicella è un’infezione di natura virale che viene provocata dal virus Varicella Zoster, meglio conosciuto anche come VZV, ovvero Varicella Zoster Virus.

Si tratta di un virus che fa parte della categoria degli Herpes Virus Umani. Fino a diversi decenni fa, praticamente tutte le persone erano soggette a questa patologia, con una incubazione varicella che avveniva nel corso dei primi 15 anni di vita.

Al giorno d’oggi, anche per via dell’introduzione di un vaccino, il numero di persone contagiate è stato notevolmente ridotto.

La varicella, in modo particolare quando si sviluppa nel corso della fase infantile, presenta dei sintomi piuttosto lievi e una prognosi non proprio complicata.

In realtà, può capitare qualche volta che possa portare a delle complicazioni decisamente più severe rispetto a quello che si potrebbe pensare.

Tra i vari fattori di rischio che possono incrementare il rischio di contagio troviamo sicuramente il non aver mai sofferto di tale malattia, ma anche stare spesso a contatto con i bambini.

Come si contrae la varicella

Il virus VZV va a infettare in un primo momento le cellule che caratterizzano le mucose che si trovano nella parete più interna delle vie respiratorie.

Da questo punto in avanti, successivamente, si introducono all’interno del sistema linfatico che si trova vicino alla zona del corpo interessata e cominciano la fase di replicazione. Solo in seguito saranno pronte per il passaggio dal sistema linfatico al sangue.

Tramite il percorso del sangue arrivano fino al fegato e alla milza, per poi ritornare all’interno del sistema linfatica. Da qui, in seguito ad una nuova fase di replicazione, possono finalmente giungere alla cute e alle mucose, provocando quello che viene chiamato esantema.

Quali sono gli anticorpi che vengono prodotti dall’organismo

L’infezione di natura virale va a provocare uno stimolo in tutto l’organismo che porta alla diffusione di varie tipologie di anticorpi. Più nello specifico si tratta dell’immunoglobulina G, che viene prodotta all’interno delle plasmacellule e, tramite diversi processi, è in grado di collegare oppure eliminare il virus che caratterizza le cellule fagocitarie.

Un’altra classe di anticorpi che viene prodotta è quella dell’immunoglobulina M o IgM, da parte dei linfociti, la cui funzione è quella di far avanzare la risposta primaria nei confronti del virus che ancora non è stato riconosciuto.

La terza classe di anticorpi è quella dell’immunoglobulina A o IgA, che viene sintetizzata da parte delle plasmacellule nel tessuto linfatico che si trova nelle mucose e che garantisce un’adeguata protezione rispetto al virus delle zone del corpo che hanno un rivestimento da parte di una mucosa, come ad esempio gli occhi, il naso, i polmoni o il tubo digerente.

Di tutte le varie categorie di anticorpi, bisogna mettere in evidenza come le IgG, anche successivamente alla guarigione, restano nell’organismo per tutta l’esistenza della persona, garantendo l’immunità nei confronti di quella particolare patologia. Il virus, però, non viene totalmente eliminato dall’organismo, dato che resta in una sorta di fase dormiente all’interno dei gangli nervosi spinali.

Quindi, nel momento in cui il sistema immunitario dovesse abbassare le sue resistenze, oppure durante l’insorgenza di malattie o mentre si seguono dei trattamenti con medicinali immunomodulanti, ecco che può riattivarsi e provocare malattie come il fuoco di Sant’Antonio oppure l’Herpes zoster.

Quali sono le tempistiche dell’incubazione

La varicella si può considerare come una delle patologie contagiose che si trasmettono con la maggiore rapidità. Infatti, la trasmissione si può verificare sia per contatto quel liquido che viene fatto fuoriuscire dalle papule ulcerato di chi è già stato infettato, ma anche per contatto con delle piccolissime particelle di saliva al cui interno si trova il virus e che arrivano direttamente dalle ulcerazioni che hanno colpito le mucose respiratorie.

Queste particelle sono state diffuse nell’ambiente da parte della persona che è stata infettata sia tramite i colpi di tosse che mediante degli starnuti.

La possibilità di contagiare un’altra persona ha una durata spesso limitata: si tratta del tempo compreso tra i due giorni che precedono l’insorgere delle prime ulcere sulla cute fino ad arrivare al momento in cui ogni ulcera non è stata rivestita delle tipiche croste. Nel momento in cui le croste cadono, la pelle sarà comunque costellata da delle macchie che non possono però trasmettere il virus.

Questo tipo di infezione spesso ha una durata media che si aggira intorno ai dieci giorni. In alcuni casi, però, lo sviluppo potrebbe essere anche decisamente più rapido, intorno ai cinque giorni. La durata media è pari a circa due settimane.

Bibliografia
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  • Manuale di diagnosi e terapia pediatrica. Andrea Pession; Ed. CEA; 2019
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  • Elementi di infettivologia pediatrica. Vania Giacomet, G. Vincenzo Zuccotti; Ed. Esculapio. 2014
  • (FR) Roger Teyssou, La médicine à la renaissance: Et évolution des connaissances, de la pensée médicale du quatorzième au dix-neuvième siècle en Europe, Editions L’Harmattan, 2002, ISBN 978-2-296-29932-0.
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wikipedia.orgepicentro.iss.ituppa.itsip.it
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