Malattie infettive

Endocardite, infezione batterica che colpisce il cuore all’interno

L’endocardite è una patologia infiammatoria dell’endocardio, che è il tessuto che riveste la cavità interna e delle valvole del cuore.

Con il termine endocardite, si vuole indicare uno stato infiammatorio che ha colpito l’endocardio, ovvero il tessuto che riveste la cavità interna e le valvole del cuore. In presenza di malattia infettiva, i tessuti endocardiaci maggiormente interessati sono le valvole cardiache. Tale patologia ha una incidenza pari a 3 casi su 100.000 soggetti, e questa incidenza è stabile ormai da diversi anni, mentre nel passato, ad essere colpiti da tale patologia erano circa 5 persone su 100.000. L’endocardite si manifesta maggiorente nel sesso maschile, ed il suo esordio avviene intorno alla quinta decade della vita di un soggetto. Questa malattia deve essere costantemente monitorata da personale medico esperto.

I sintomi

I sintomi che lamentano i pazienti affetti da endocardite, variano in base alla tipologia di tale malattia, che si può manifestare in forma acuta, oppure subacuta. Una volta che i batteri attaccano le valvole cardiache, possono manifestarsi della reazioni fisiche differenti. Nella forma acuta infatti, sono le valvole sane ad essere colpiti, ed è l’endocardite meno frequente. In tal caso il paziente manifesta febbre, edema polmonare, brividi, insufficiente aortica acuta, ed ascessi polmonari dovuti ad embolia. La forma subacuta prende anche il nome di “Malattia di Osler”, ed è la forma di endocardite che ha maggiore incidenza, ed è caratterizzata da una infezione che colpisce coloro che hanno già dei danni a carico delle valvole, causate ad esempio da stenosi, oppure da insufficienza aortica, cardiopatia congenita oppure insufficienza mitralica. In questo caso, il malato manifesta febbre alta, stanchezza, affaticamento, malessere generale, debolezza fisica, mancanza di respiro, colore anomalo della minzione, lesioni cutanee, pallore del viso, macchie e rossore sulla pelle delle mani e dei piedi, cambiamento del battito cardiaco, gonfiore agli arti inferiori, sudorazione notturna, perdita del peso corporeo, dolori alle articolazioni ed ai muscoli, splenomegalia, aumento della grandezza della milza e segni color porpora sulla cute dei polpastrelli delle dita di mani e piedi. È possibile che tale patologia possa determinare nel malato complicazione i livello cerebrale, renale e vascolare.

Quali sono le persone a rischio

Sono vari i fattori che possono favorire l’insorgenza di infezioni, incremento al contempo anche la possibilità di sviluppare l’endocardite batterica.

Tra i principali fattori troviamo sicuramente le protesi valvolari. Infatti, le valvole cardiache artificiali vengono impiegate spesso per la sostituzione di strutture che hanno subito dei danni per colpa di una malattia cardiaca: quindi, i batteri possono cominciare a diffondersi nei pressi delle protesi valvolari, provocando in qualche caso l’endocardite.

Tra gli altri fattori di rischio troviamo i difetti cardiaci congeniti. Ad esempio, le cardiopatie congenite che sono presenti fin dal momento in cui nasce il neonato, può favorire una predisposizione del cuore alle infezioni.

Gran parte dei difetti cardiaci congeniti si possono riparare con un intervento chirurgico e, in questo modo, si possono ridurre le probabilità di sviluppare endocarditi.

Uno degli altri fattori di rischio è quello legato ad una patologia cardiaca valvolare e varie condizioni mediche: tra queste ultime troviamo valvulopatie, stenosi aortica aterosclerotica, ma anche insufficienza mitralica derivante da prolasso e febbre reumatica, così come degenerazione senile.

Anche l’impiego di droghe tramite endovena può essere un importante fattore di rischio: chi consuma di frequente eroina oppure metamfetamine hanno probabilità tre volte maggiori di contrarre l’endocardite.

Quali sono le cause più diffuse

Tra le principali cause dell’endocardite batterica troviamo sicuramente l’azione di batteri e funghi come streptococchi, candida albicans, germi gram-negativi e stafilococchi.

Nel momento in cui tali germi si infiltrano nel flusso di sangue, ecco che si verifica l’aggressione dei microrganismi alle valvole cardiache. Nei pazienti che hanno oltre 50 anni, il focolaio dell’infezione potrebbe essere localizzato nell’apparato digestivo e, di conseguenza, si può pensare anche alla presenza di un cancro al colon.

L’endocardite batterica è indubbiamente quella che comporta il maggior numero di rischi, dal momento che l’aggressione batterica è in grado di causare dei danni importanti soprattutto sui tessuti. Infatti, le valvole possono subire notevoli danni, come ulcerarsi oppure, nel peggiore dei casi, distruggersi.

Conseguenze dell’endocardite e trattamento

Endocardite, infezione batterica
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Quando si manifestano i sintomi relativi ad un problema cardiaco, questi non devono essere mai ignorati. Alla prima comparsa, il soggetto deve rivolgersi tempestivamente dal medico, che dopo la descrizione della sintomatologia, e l’esecuzione di alcuni esami specifici, come l’ecografia bidimensionale, oppure l’ecocardiografia e le analisi del sangue, effettuerà la giusta diagnosi, con l’adeguata terapia farmacologica più adatta alla guarigione. Essendo l’endocardite una malattia importante, anche le complicanze cardiache che ne derivano sono altrettanto gravi, per questo è importante intervenire prima che si manifestino ulteriori problematiche, come la comparsa di ictus, aritmia, ascessi cerebrali, danni al cervello, agli occhi, ai polmoni, ai reni, alla milza, al fegato, all’intestino per giungere infine al decesso del paziente. La cura farmacologica adeguata si basa principalmente sulla somministrazione di antibiotici attivi sul germe che è stato evidenziato tramite l’emocoltura. Tali farmaci vanno somministrati mediante endovenosa con dosaggi elevati per circa 6 settimane. Alcune volte è possibile che sia necessario l’intervento chirurgico, che serve a riparare o sostituire la valvola che ha subito il danno attraverso una protesi. Questa procedura medica, è necessaria in presenza di gravi complicanze, e quando la terapia antibiotica non ha sortito gli effetti desiderati.

Complicanze infettive nell’endocardite

L’endocardite infettiva è un’infezione che ha colpito una parte dell’endocardio, ovvero del tessuto che riveste la parte interna del nostro cuore. L’infezione può colpire anche più valvole cardiache che costituiscono l’endocardio, e si tratta di una patologia molto seria, che deve essere trattata tempestivamente in cardiologia. Solitamente le infezioni si sviluppano quando la malattia non viene curata adeguatamente, oppure quando il trattamento è stato ritardato. A causa dell’infezione si possono danneggiare le valvole cardiache, che a loro volta possono determinare insufficienza cardiaca. Quando l’infezione è molto estesa, questa può danneggiare anche altre parti del cuore, mettendo a rischio ad esempio, anche il funzionamento cardiaco. Alcune parti del cuore potrebbero staccarsi dalla vegetazione sulle valvole cardiache che hanno l’infezione, e a sua volta, farsi trasportare nel sangue verso altri organi e tessuti. Tutto questo può causare nel malato diversi sintomi, come ad esempio l’ingrossamento della milza, che è il principale organo del nostro corpo che combatte le infezioni presenti nel sangue. Se una quota elevata di vegetazione irrompe, questa può bloccare il flusso del sangue nell’arteria maggiore.

Endocardite non infettiva

Come prevenire l’endocardite
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L’endocardite, come abbiamo descritto, è un’infezione del rivestimento interno del nostro cuore, ma alcune volte può manifestarsi anche in essenza di questo. Nell’endocardite non infettiva, chiamata anche endocardite thrombic non batterica, si formano dei grumi sterili sulle valvole del cuore e sull’endocardio, come conseguenza di tale manifestazione, o in presenza di vasculite o di uno stato di ipercoagulazione che spesso si manifesta in gravidanza. Tali circostanze, pregiudicano le valvole che non sono state danneggiate in precedenza. In tale patologia, a differenza di quella infettiva, le piccole vegetazioni sterili, si accumulano e si raggruppano lungo le barriere delle valvole oppure in quelle dei cuspidi. In questo caso specifico, l’endocardite prende il nome di marantic. L’endocardite di Libman e Sacchi, è un’altra tipologia di endocardite non infettiva, che si manifesta prevalentemente in pazienti affetti da lupus eritematoso. Questa forma di patologia è caratterizzata molto probabilmente dai complessi immuni che depositano e fanno stazionare le piccole vegetazioni che col passare del tempo determinano l’infiammazione. Nell’endocardite di Libman e Sacchi, tutti i depositi non vanno a fermarsi in altre parti, e si accumulano solo sulla superficie delle valvole e dell’endocardio.

Come prevenire l’endocardite

Prevenire l’endocardite nei soggetti a rischio è molto importante, e per farlo, si raccomanda la somministrazione di antibiotici preventivi, prima di effettuare pratiche mediche particolati oppure interventi chirurgici, o determinate procedure odontoiatriche, o interventi chirurgici del tratto respiratorio, o sulla pelle infetta e nelle strutture cutanee o muscoloscheletrico. Dal momento che tale patologia comporta gravi conseguenze, è molto importante cercare di prevenire in tutti modi la patologia per quanto possibile. Grazie a recenti studi, è stato possibile visualizzare come persone che hanno una igiene orale corretta, e che utilizzano costantemente il filo interdentale, hanno possibilità minori di sviluppare l’endocardite.

Quali sono i trattamenti più efficaci

L’insorgere di problematiche al cuore non deve in nessun caso essere preso sottogamba. Per questa ragione il medico curante può suggerire di svolgere alcuni esami particolari, come ad esempio l’ecografia bidimensionale, l’ecocardiografia e gli esami del sangue, in maniera tale da giungere ad una diagnosi il più corretta possibile.

Visto che si parla di una malattia davvero molto pericolosa, ecco che intervenire nel più breve tempo possibile è fondamentale per prevenire le complicazioni peggiori. Il trattamento prevede la somministrazione di farmaci antibiotici attivi sul germe isolato con emocoltura.

Si tratta di medicinali che devono, per forza di cose, essere assunti mediante endovena, in dosaggio particolarmente elevati, per un periodo pari a 4-6 settimane. In alcuni casi il paziente potrebbe anche essere operato, con l’obiettivo di provvedere alla sostituzione o alla riparazione della valvola che ha subito dei danni tramite una protesi.

L’intervento chirurgico è fondamentale quando la malattia avanza e si fa sempre più grave e, soprattutto, quando il trattamento antibiotico non ha portato ad alcun effetto positivo nei confronti dell’infezione.

Fonti e bibliografie

  • Goodman & Gilman. Le basi farmacologiche della terapia. Il manuale. R. Hilal-Dandan; Ed. Zanichelli; 2017
  • Manual of Cardiovascular Medicine 5° Edition. Brian P. Griffin; Ed. Lippincott Williams and Wilkins; 2018
  • Management in cardiologia. Teoria e pratica di governance cardiologica. Giovanni Gregorio, Quinto Tozzi; Ed. Il Pensiero Scientifico; 2014
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