Cosa comporta l’eccessiva assunzione di sale?

Il sale che comunemente troviamo sulle nostre tavole, il cui nome scientifico è cloruro di sodio, è la principale fonte di sodio per il nostro corpo. Il cloruro di sodio è un elemento fondamentale per il benessere del sistema nervoso e si trova in natura in alcuni cibi. Un consumo eccessivo di sale può provocare dunque un eccesso di sodio all’interno del nostro organismo e condurre a disturbi gravi e pericolosi, che possono mettere duramente alla prova la nostra salute. L’assunzione smodata di sale è direttamente collegata all’insorgenza di varie patologie, in particolare quelle cardiovascolari e quelle legate alla pressione sanguigna.

I problemi di una alimentazione troppo salata

Tra i segnali più comuni che si manifestano quando il regime alimentare è eccessivamente ricco di sale c’è la ritenzione idrica, la condizione che porta il nostro organismo a trattenere i liquidi in eccesso nel nostro corpo. Quando la percentuale di sale nel sangue è eccessiva, infatti, il cervello ed reni inizieranno a lavorare a regimi molto più alti per ristabilire l’equilibrio che è stato perso, generando molto più frequentemente rispetto al normale lo stimolo minzionale.

Un’altra condizione che si viene a creare è l’ipertensione, che, quando incontrollata, predispone gli individui a un aumento del rischio di ictus, infarti e malattie ai reni. Una quantità eccessiva di sale può inoltre aumentare la pressione sanguigna, ostacolando il normale flusso di sangue nei vasi sanguigni, nel cuore e nei reni, ed impedendo il normale flusso di ossigeno nei muscoli e nel cervello.

alimentazione salata - Foto da stock.adobe.com
alimentazione salata – Foto da stock.adobe.com

Il corretto quantitativo di sale quotidiano

Va però specificato che eliminare del tutto il sale dall’alimentazione quotidiana non è mai una buona scelta. L’essere umano ha infatti bisogno del sodio contenuto nel minerale, sebbene nelle giuste quantità. La carenza di tali sostante può infatti portare all’iponatriemia (quantità bassa di sodio nel sangue) ed addirittura alla morte. Gli studi affermano che non bisognerebbe mai superare i 2300 milligrammi di sodio al giorno, tale quantità equivale ad un solo cucchiaino di sale da tavola, circa 5g. Il consumo ideale si aggira invece intorno ai 1500 milligrammi di sodio al giorno. Chi sta cercando di ridurre l’assunzione di sodio deve limitare o addirittura eliminare l’utilizzo di alimenti come: pane, panini, piadine, salse di pomodoro preconfezionate, cereali in busta, fiocchi di latte, ketchup, condimenti per insalata pronti, e lasciare ben sgocciolare i cibi conservati sotto sale come i capperi o le alici.

Gli alimenti da preferire

È stato scientificamente provato, infatti, che in poco più di una settimana, dimezzando il sale utilizzato in cucina, i cibi sembreranno sapidi al punto giusto, mentre quelli conditi nel modo precedente risulteranno troppo sapidi. Gli studiosi consigliano inoltre una maggiore assunzione di ortaggi, e l’utilizzo di erbe aromatiche e spezie per insaporire gli alimenti. Un altro ottimo metodo è l’utilizzo del succo e della scorza di agrumi (come limoni ed arance), oltre che di aceto, per dare sapore a tutti i piatti, molto più salutari del sale marino. Va ridotto anche il consumo di salumi, formaggi stagionati, patatine fritte, olive, sughi pronti, conserve di pesce e di vegetali.

Il sale che troviamo comunemente in commercio non è tutto uguale, ma ne esistono diverse varietà. Tra queste spicca il sale iodato, lo iodio, particolarmente benefico per il nostro organismo, è presente anche nei mirtilli, nelle uova, nei latticini, nella carne e nel pesce. Questo, a differenza del sodio, viene spesso assunto in quantità insufficienti, pertanto l’utilizzo di sale iodato in cucina è assolutamente preferibile rispetto al sale marino, con quest’ultimo che contiene percentuali di iodio molto basse.