Disturbi di ossa, articolazioni e muscoli

Artrite reumatoide: cause, sintomi e terapie

L’artrite reumatoide è una poliatrite infiammatoria anchilosante progressiva, che si manifesta a carico delle articolazioni sonoviali, provocando forte dolore al paziente e deformazione, fino alla perdita totale della funzionalità articolare.

Tale patologia si differenzia dall’osteoatrosi perché inizialmente va a colpire le membrane sinoviali e non le cartilagini, e interessa con meno frequenza i giovani rispetto all’osteoartrosi. Tendenzialmente tale patologia interessa il sesso femminile.

Oltre alla comune artrite reumatoide, c’è una variante che prende il nome di artrite reumatoide infantile, e le cause di questa patologia in età così giovane non sono attualmente chiare.

Nella sinovia vi è una risposta di origine infiammatoria che determina il rigonfiamento delle cellule sinoviali, eccesso di liquido da parte di questi ed inoltre sviluppo di tessuto fibroso nella sinovia. L’artrite reumatoide colpisce anche le ossa sottostanti, e le cartilagini, provocando assottigliamento e nei casi più gravi distruzione.

Tale patologia potrebbe interessare anche i polmoni, provocando infiammazione diffusa, andando a colpire il pericardio, la pleura, oppure la sclera dell’occhio causando anche lesioni nodulari molto diffuse nel tessuto sottocutaneo.

La diagnosi di artrite reumatoide viene fatta inizialmente sulla base della sintomatologia che descrive il paziente, e dopo attraverso la radiografia. Per una diagnosi differenziale, è possibile che al malato venga richiesta di effettuare l’analisi del liquido sinoviale.

Il trattamento

Il trattamento della patologia prevede la somministrazione di farmaci oppure di altre misure che sono in grado di tenere sotto controllo l’infiammazione articolare, e prevenire in questo modo il danno articolare e la disabilità che potrebbe avvenire a seguito di un peggioramento della patologia.

Per quanto riguarda il trattamento non farmacologico, questo consiste nella fisioterapia, oppure nella terapia occupazionale, ed anche nel cambiamento delle abitudini nutrizionali.

La somministrazione di farmaci antidolorifici ed antinfiammatori, tra cui gli steroidi, blocca la sintomatologia, ma non è in grado di fermare il progredire della patologia, mentre l’impiego di farmaci antireumatici riesce a modificare la malattia, rallentandola, ed arrestando il progredire della patologia.

Che alimentazione bisogna seguire

Sono vari i cibi che possono tornare decisamente utile per quanto riguarda la cura dell’artrite reumatoide, ovvero quelli che presentano un’elevata concentrazione di acidi grassi.

Gli alimenti che presentano una notevole ricchezza di acidi grassi si possono classificare in due categorie, ovvero quelli di derivazione animale e quelli di derivazione vegetale. Quelli di origine animale presentano al loro interno EPA e DHA, mentre quelli che hanno derivazione vegetale presentano al loro interno acido alfa e gamma linolenico.

Solamente nel caso delle alghe troviamo una concentrazione sia di EPA e DHA. I cibi che presentano una notevole ricchezza di EPA e DHA corrispondono ai pesci che arrivano dalle acque fredde, olio di krill e determinate alghe, ma anche palamita, sgombro, aguglia, pesce spada, aringa, sarda, alice, sugarello e costardella.

Il merluzzo, nonostante abbia una notevole concentrazione di DHA ed EPA, presenta una bassa quantità di lipidi, mentre il salmone è eccessivamente grasso. I cibi che presentano una maggiore ricchezza di acido alfa e gamma linoleico sono i semi e olio di noce, soia, colza, kiwi, lino e canapa.

Tra gli alimenti che, invece, vanno assolutamente evitati troviamo quelli eccessivamente grassi e fritti.

Quali sono le cause dell’artrite reumatoide

Al momento la causa vera e propria dell’artrite reumatoide è ancora sconosciuta, ma di sicuro, alla base di tale patologia, c’è un’influenza genetica ovvero un’associazione con antigene del complesso MHC-II ed in particolare HLA-DR4.

All’interno dell’HLA-DR4 e DR1 si nota una sequenza genica responsabile della suscettibilità di questa malattia o per lo meno associata alla gravità, che è in grado di codificare nella parte mediana della sponda dell’alfa elica nell’MCH di classe II, ovvero quella porzione che è in grado di accogliere il peptide antigenico e che spesso viene interessata dal riconoscimento del T-cell receptor.

È possibile che in questa patologia sia implicato un coinvolgimento da parte del Virus di Epstein, o da parte del microbatterio della TBC, anche se a fronte di questi studi non è mai stato possibile isolare dalla membrana sinoviale, oppure dal liquido sinoviale, alcun microrganismo, né tanto meno si è stati in grado di trasmettere in maniera sperimentale, tale patologia da una animale verso un altro.

Detto questo non possiamo escludere che la malattia infiammatoria ed immunitaria possa essere scaturita da un microrganismo, e che esso è presente solo per un breve periodo limitato di tempo.

Sintomi

I sintomi principali che manifesta il malato di artrite reumatoide sono:

  • Forte dolore
  • Tumefazione calda ma senza arrossamento
  • Impotenza della funzione articolare: tendenzialmente interfalangea prossimale o metacarpofalangea

Tale sintomatologia è strettamente relazionata alla funzionalità ed al ritmo biologico circadiano, per questo nei soggetti sani, il livello pro-infiammatorio di citochine come il TNF-alfa, oppure l’interleuchina IL-6, tende ad aumentare durante il sonno per poi raggiungere il picco al mattino presto. Le citochine sono in grado inoltre, di attivare l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene provocando in questa maniera cambiamenti metabolici tipici delle condizioni infiammatorie croniche di tale patologia. Pertanto manifestazioni di dolore, rigidità muscolare e tumefazione calda, possono variare durante il giorno, manifestandosi in maniera più aggressiva nelle prime ore del mattino.

L’infiammazione da artrite reumatoide può colpire anche i tendini, ed in questo caso nel paziente saranno presenti manifestazioni cliniche differenti, come ad esempio il dito a collo di cigno con iperestensione dell’articolazione interfalangea prossimale IFP, oppure flessione dell’articolazione interfalangea distale IFD, o ancora il dito a bottone in occhiello con flessione IFP, iperestensione della IFD, o dito a martello con lesione tendinea estensoria, che può determinare nel paziente flessione fissa della falange distale.

Una caratteristica presente nelle persone affette da artrite reumatoide è la cisti di Baker nella zona cavo pepliteo, che molto spesso tende a rompersi formando ematomi.

Essendo una malattia sistemica, l’artrite reumatoide può coinvolgere anche altri apparati ed organi. Molti tipici della patologia sono i noduli reumatoidi, sia in superficie, che in profondità, e che possono generasi anche a livello polmonare.

Oltre a questo si può manifestare anche pleurite, fibrosi polmonare e pleuroplericardite, mentre a livello cardiaco è possibile un accelerazione dell’aterosclerosi nelle coronarie.

Anche la vista può subire dei cambiamenti a causa dell’artrite reumatoide, infatti il paziente potrebbe essere affetto da xeroftalmina oppure uveite o scleriti. Le patologie iatrogene sono diverse mentre le complicanze sono amiloidosi ed osteoporosi. Il malato di artrite reumatoide mostra, nell’esame del sangue, una VES e PCR elevati febbre e malessere generale, che si alterna a fasi di sollievo del dolore.

Le varianti cliniche che conosciamo attualmente in medicina sono 4 e sono:

  • Sindrome di Caplan: tale patologia si caratterizza per un interessamento polmonare con una pneumopatia nodulare legata all’esposizione a lungo termine di asbesto, silice e carbone. I noduli reumatoidi, in presenza di tali agenti, crescono di dimensione, ed inoltre possono confluire e formare delle escavazioni.
  • Sindrome di Felty: tale complicanza si va ad aggiungere alle classiche ma dolorose manifestazioni tipiche dell’artrite reumatoide, con la presenza di splenomegalia e leucopenia, o neutropenia.
  • Morbo di Still nell’adulto: provoca rash cutaneo maculare ed alterazione della temperatura corporea, con poliartrite tendenzialmente fugace e raramente erosiva.
  • Artrite reumatoide maligna: tale forma di artrite reumatoide è particolarmente grave e colpisce anche il sistema vascolare, provocando anche erosioni ossee diffuse e molto importanti.

Artrite reumatoide nelle persone giovani

L’artrite reumatoide giovanile, detta anche infantile, è una patologia di carattere infiammatorio che ha tanti aspetti in comune con quella che va a colpire le persone adulta, ma anche qualche differenza.

Insorge in modo particolare nei confronti di bambini e ragazzi tra 0 e 16 anni. In base alla quantità di articolazioni che vengono aggredite e al livello di gravità si possono differenziare tre principali categorie di artrite reumatoide infantile: si tratta della forma pauciarticolare, della forma poliarticolare e della forma sistemica.

Quest’ultima è quella che insorge molto più raramente, nonché quella più grave e pericolosa, dato che va a colpire non solamente le strutture articolari, ma anche vari organi come la milza, il fegato e i linfonodi.

Rispetto alla forma che insorge negli adulti, che è cronica, quella giovanile può regredire in modo spontaneo con il passare degli anni.

Cure mediche

Le cure farmacologiche per l’artrite reumatoide, vengono scelte in base allo stadio in cui si trova la patologia:

  • se la malattia è nella forma lieve, si possono somministrare al paziente gli antimalarici di sintesi, come ad esempio la clorochina, oppure la sulfasalazina, mentre le altre terapie a base di sali di oro e pennicillamina, a causa degli effetti collaterali importanti, non vengono più utilizzati nella cura di tale malattia.
  • se la malattia si trova in uno stadio aggressivo, il farmaco più utilizzato prende il nome di methetrexate, ovvero un antimetabolita inibitore della sintesi dell’acido folico, che somministrato a basse dosi agisce sul fisico come fosse immunosoppressore, mentre non vengono più utilizzati per la cura di tale malattia i farmaci citotossici come l’azatioprina, perché il rapporto che c’è tra il beneficio ed il rischio sembra essere molto alto.

Qual è la cura che viene consigliata

Come si può facilmente intuire, è fondamentale l’attività di prevenzione, così come una diagnosi precoce, eseguendo tutti gli esami del caso per comprendere la natura del malessere e dei dolori lamentati dal paziente.

Per quanto riguarda la terapia, inizialmente il medico potrebbe indicare l’assunzione di farmaci corticosteroidi, in dosaggi anche piuttosto elevati, in maniera tale da diminuire notevolmente il processo infiammatorio, nonché il dolore.

In seguito si inizierà la terapia vera e propria, basata su farmaci di Fondo (DMARDs), che sfruttano principi attivi vari che hanno un effetto immuno-soppressore, come ad esempio metotrexato, sulfasalazina e minociclina.

Nel caso in cui tali trattamenti non portino ad alcun risultato, spesso il medico prescrive un ciclo di cure a base di farmaci biologici. Al tempo stesso, va seguite una dieta piuttosto rigida, cercando di evitare cibi fritti ed eccessivamente zuccherati, svolgendo anche ogni giorno attività fisica.

Artrite Reumatoide: scoperte le cellule che scatenano l’infiammazione

L’artrite reumatoide che colpisce un’ampia fascia della popolazione. Questa patologia però non sempre presenta dei sintomi che permettono di comprendere la sua comparsa sin dall’inizio. Infatti, non si può scoprire quando questa esordirà.

L’artrite reumatoide è una delle malattie più diffuse e riconoscerla il prima possibile permette di iniziare la cura nel modo più corretto ed evitare che degradi all’improvviso. La scienza oggi per riuscire a comprendere se si è affetti o meno da questa patologia è riuscita a scoprire una nuova cellula specifica: i linfociti NK. Questi infatti, potrebbero essere molto rilevanti nello stimolo della sintesi proteica e nel facilitare di conseguenza la comparsa dell’infiammazione a livello reumatico.

Secondo una scoperta portata alla luce dallo studio di un gruppo di scienziati australiani guidati da Ian Wicks e apparsa sul Journal of Experimental Medicine. Gli scienziati durante lo studio si sono concentrati sui meccanismi che possono provocare l’infiammazione alle articolazioni. 

L’elemento che contraddistingue questa patologia e che ne allunga la durata, secondo il loro studio, potrebbero essere proprio questi globuli bianchi, NK, conosciuti anche con il nome di Natural Killer. 

Purtroppo però nelle malattie autoimmuni, nelle quali si verifica l’alterazione delle difese che non riconoscono le proprie cellule e i tessuti dello stesso organismo, la situazione potrebbe cambiare. Quindi i linfociti NK potrebbero diventare dei veri e propri nemici che portano all’aumento di produzione della proteina che prende il nome di GM-CSF. 

Questa proteina è stata individuata di conseguenza come il mediatore del processo infiammatorio e diventa quindi la base sulla quale si mantiene viva l’infiammazione a livello articolare peggiorando di conseguenza la situazione. Secondo gli esperti, che sono riusciti a togliere in via sperimentale la proteina, si potrebbe combattere la malattia mirando alle cellule NK ed evitando l’aumento di produzione della proteina GM-CSF. 

Grazie alla scoperta fatta dai medici, in futuro, potrebbe essere possibile individuare nuovi metodi per riuscire a combattere diverse patologie tra le quali anche la sclerosi multipla oltre che l’artrite reumatoide. 

Via
Rete di supporto per l’artrite reumatoideSocietà Italiana di Reumatologia
Source
Wikipedia.orgNCBIAssociazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare Onlus (APMAR)
Tags

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close