Anelli (Fnomceo): “Medici di famiglia, pandemia ci lascia lezione su valore sanità prossima ai cittadini”

“L’indagine condotta da Euromedia research e illustrata ieri in occasione dei 75 anni della Fimmg, la Federazione italiana dei medici di medicina generale, rileva, con numeri chiari, due dati di fatto, che da tempo sottolineiamo.  Il primo è la grande fiducia dei cittadini nel loro medico di medicina generale. Fiducia che era già emersa, nel 2018, dal report del Censis, Il medico pilastro del Servizio Sanitario Nazionale”. Fiducia che supera quella riposta nello stesso Servizio Sanitario Nazionale, perché rivolta verso la persona; che porta a considerare il proprio medico “speciale” e a mantenere con lui un rapporto continuativo, in molti casi ventennale, che si interrompe solo per cause di forza maggiore, come un pensionamento o un trasferimento. E che allunga la vita, come dimostrato da uno studio pubblicato su Bmj open”. A parlare è, oggi, il Presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, Filippo Anelli. Lo fa a margine del Comitato Centrale, il primo a svolgersi in presenza, a Roma, dall’inizio della pandemia di Covid. “Il secondo dato di fatto è il disagio dei medici: un malessere trasversale alla Professione, che deriva dalla scarsa considerazione, da parte della Politica, del ruolo insostituibile, professionale ma anche sociale, del medico – continua Anelli -. Un disagio che, nel caso dei medici di famiglia, si esprime con quell’83,7% di colleghi che non si sente sostenuto e supportato dalle istituzioni sanitarie locali; con quel 53,4% che si dice insoddisfatto dell’organizzazione della Medicina Generale nel territorio in cui opera”.

“La pandemia ha acuito entrambi questi aspetti – constata Anelli -. Se, da una parte, ha trovato nuove modalità per rinsaldare il rapporto di fiducia tra il medico e il cittadino – penso alla telemedicina, alle telefonate, alle chat -, dall’altra ha fatto avvertire ancor più forte ai professionisti il senso di abbandono da parte delle istituzioni. I medici di medicina generale sono rimasti soli sul territorio, senza i dispositivi individuali di protezione, senza strumenti diagnostici quali i saturimetri. Eppure, hanno continuato a seguire i loro pazienti. Non possiamo dimenticare i medici di famiglia lombardi che si sono trasferiti a vivere nei loro studi, per poter continuare almeno a fare ricette. Non possiamo e non dobbiamo dimenticare i tantissimi medici di famiglia che hanno perso la vita, perché hanno continuato a visitare senza mascherine, guanti, camici monouso. Primo, il nostro Roberto Stella, che salutammo per l’ultima volta appunto il 21 febbraio 2020, giorno dell’ultimo Comitato in presenza: sarebbe morto l’11 marzo”.

stress

“Soprattutto, non dobbiamo dimenticare la lezione che il Covid ci lascia: quella dell’importanza di una sanità davvero prossima al cittadino, che risponda alle sue domande di salute nel momento e nel luogo in cui ne ha bisogno. Che veda i professionisti lavorare insieme sul territorio, vicino al letto del malato, con strumenti diagnostici adeguati. E che salvaguardi quel rapporto unico e speciale che nasce dalla libera scelta del medico nel quale il cittadino ripone la propria fiducia – conclude Anelli -. Proprio su questi fronti sta lavorando il Comitato Centrale che, già dopo la prima fase della pandemia, ha inaugurato e sta portando ora avanti il “Cantiere per le riforme del Servizio Sanitario Nazionale”. Per questo, oggi, in questo incontro in presenza, che ci porta speranza per il futuro, partiremo anche da qui: da questa indagine che ci fornisce basi numeriche sulle quali costruire il futuro della sanità, e dati su cui incardinare la “rivoluzione copernicana” che riporti al centro il binomio medico-cittadino”.