Allopurinolo, a cosa serve?

Lallopurinolo è una molecola che agisce riducendo la concentrazione di acido urico nel corpo umano, diminuendo, in particolare, i valori di tale sostanza all’interno del plasma. Viene utilizzato specificatamente per affrontare una particolare patologia, la gotta, ma è molto indicata anche per evitare la formazione di calcoli renali, e per trattare gli elevati livelli di acido urico che si verificano a seguito della chemioterapia. Affinché possa espletare la sua azione terapeutica, il farmaco deve essere assunto obbligatoriamente per via orale. Difatti, è reperibile in forma di compresse all’interno delle quali l’allopurinolo può essere contenuto in diverse concentrazioni (quelle più comuni e più facili da reperire sono da 100 mg, 150 mg e 300 mg), ma esistono anche alcune confezioni granulari utili per una sospensione orale senza l’ausilio dell’acqua.

La colchicina contro la gotta
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I principali effetti collaterali dell’allopurinolo

Il trattamento con farmaci contenente tale principio attivo può dar vita, come per tutti i medicinali, a diversi effetti collaterali anche in base alla diversa sensibilità del paziente, alle sue condizioni di salute, al dosaggio prescritto ed alla durata della terapia. In generale, comunque, gli effetti collaterali maggiormente osservati durante un periodo di cura in cui si è assunto l’allopurinolo sono: disturbi gastrointestinali come nausea, vomito, o semplici dolori addominali; ma anche disturbi sistemici come malessere fisico e mentale, sonnolenza, alterazioni del senso del gusto, disturbi a carico del fegato, disturbi cardiovascolari, ipertensione, disturbi a carico del sistema nervoso: astenia, parestesie, disturbi ematologici, reazioni da ipersensibilità con rash cutanei e febbre.

Ulteriori campanelli d’allarme a cui prestare attenzione sono la comparsa di ulcere in bocca, gola, naso, genitali e congiuntivite. Oltre a ciò potrebbe svilupparsi una grave forma di eruzione cutanea, spesso accompagnata dai sintomi influenzali, già visti in precedenza, soprattutto entro le prime 3-4 settimane dall’inizio della terapia con tale farmaco.

Data l’assenza di studi approfonditi riguardanti il rapporto tra il farmaco e la gravidanza, l’assunzione di allopurinolo è sconsigliata sia durante la gestazione che durante l’allattamento al seno. Nei casi in cui l’allopurinolo sia prescritto in gravidanza, i rischi a cui il feto potrebbe essere esposto devono essere valutati insieme al proprio medico tenendo conto dei rischi connessi alla malattia della madre.

Come detto in precedenza, anche durante l’allattamento l’assunzione del farmaco è sconsigliato, a seguito di analisi in laboratorio sono state riscontrate, nel latte di una donna in terapia con allopurinolo, forti tracce della sostanza. Oltre a ciò, dal momento che l’effetto del medicinale sul bambino non è conosciuto, la somministrazione di questo a una neo mamma andrebbe in generale evitato. L’assunzione di allopurinolo potrebbe, in ultima analisi, anche ridurre le capacità nell’utilizzo di macchinari pesanti e nella guida degli autoveicoli, diminuendo i riflessi dell’uomo.

I dosaggi massimi del farmaco

Negli adulti, a prescindere dalla loro età, la dose giornaliera consigliata dai medici è di circa 300 milligrammi di sostanza. Quando però i valori di acido urico risultano particolarmente elevati possono essere somministrate dosi maggiori del farmaco, fino al raggiungimento di massimo 800mg di allopurinolo al giorno, da assumere preferibilmente dopo i pasti. Al fine di ridurre la possibilità di attacchi di gotta si consiglia di cominciare il trattamento a basse dosi con incrementi settimanali di circa 100 mg, sempre consultandosi col proprio medico di fiducia. La normalizzazione dei livelli di acido urico nel plasma umano si raggiunge in circa 1-3 settimane di trattamento.

I reni sono i principali mezzi che il nostro organismo utilizza per eliminare l’allopurinolo, nel caso in cui gli organi funzionino in maniera non totalmente corretta si potrebbero osservare valori di questa sostanza ancora elevati nel nostro sangue, divenendo pericolose per la nostra salute. Per evitare possibili rischi si può cominciare il trattamento con una dose minima di farmaco, 100 mg al giorno, aumentando la dose solo se i valori dei livelli di acido nel sangue non si riducono adeguatamente.

Farmaci per reni
Farmaci per reni-Foto di MART PRODUCTION/www.pexels.com

L’utilizzo del farmaco anche per gli animali

L’allopurinolo trova un forte utilizzo anche nel trattamento della leishmaniosi dei nostri amici a quattro zampe, da solo o in associazione con altri composti. Il farmaco, se utilizzato per periodi di tempo ampi (che si prolungano cioè per almeno 2-3 mesi ) comporta un deciso miglioramento clinico dell’animale, confermato anche dalle analisi condotte in laboratorio.  In particolare, gli studiosi hanno osservato che  i livelli di alcune proteine infiammatorie della fase acuta della malattia diminuiscono in maniera progressiva nelle settimane di terapia. L’allopurinolo, pur abbassando la carica parassitaria e comportando così un generale miglioramento clinico, non è in grado di portare alla guarigione completa e totale l’animale.  Spesso infatti a seguito della sospensione della terapia si verificano di nuovo episodi di comparsa della malattia, causando nuovamente dolore all’animale.

Il trattamento combinato tra allopurinolo e metilglucamina risulta infatti quello più efficace, gli animali trattati con i due farmaci in simultanea hanno una remissione più duratura rispetto a quella ottenibile con il solo utilizzo dell’allopurinolo.